• Simply… woman

    Sara Luna e Claudine
  • I support ANIMAL RIGHTS

  • me and my girl :-)
  • Mi sento unicamente una "Cittadina del Mondo"
    figlia, madre, amica, compagna, donna...
    Ho viaggiato lungo rotte conosciute ed altre ignote, per lavoro ma anche per curiosità o solo per il desiderio di scoprire nuovi luoghi!
    L'esperienza a contatto con altri popoli, religioni e culture, mi ha insegnato a venerare Madre Natura ed ogni forma di vita che ci conduce a valutare precetti inconfutabili, ma che purtroppo troppi ignorano nel più assoluto egoismo.
    Vi apro le porte del mio mondo virtuale... seguitemi lungo l'itinerante scorrer d'acqua lasciando traccia di vissuto.

  • What to say about Claudine? She is passionate about living a present, balanced and authentic life, with a healthy dose of humor! She loves to travel the world, explore new places, people and food, but equally loves to retreat into silent solitude. She is a writer who follows a hidden path, into an unfamiliar world. If you just surrender and go with her on her eerie journey, you will find that you have surrendered to enchantment, as if in a voluptuous and fantastic dream. She makes you believe everything she sees in her fantasy and dreams. But as well you take a journey to the frozen mountain peaks of the north of Europe, to the crowded sweating streets of Mexico or Africa. Her characters are wonderfully real and wholly believable perfectly situated in her richly textured prose. She’s a lovely person and she writes with exquisite powers of description! She’s simply great! R. McKelley

    ***

    Chi è Claudine? Lei è appassionata nel vivere al presente una vita equilibrata e autentica, con una sana dose di humour! Ama viaggiare per il mondo, esplorare nuovi luoghi, persone e cibo, ma ugualmente ama ritirarsi in solitudine, nel silenzio. E' una scrittrice che segue un sentiero nascosto, verso un mondo sconosciuto. Se solo vi arrendete e andate con lei in questa spettacolare avventura, realizzerete che vi siete confidati all’incantevole, come in un sogno fantastico ed avvolgente. Vi farà credere ad ogni cosa che lei vede nei suoi stessi sogni e fantasie. Ma inizierete anche un viaggio verso le cime ghiacciate del nord Europa, verso le strade affollate del Messico o Africa. I protagonisti sono magnificamente reali e totalmente credibili stupendamente inseriti nella ricca trama di prosa. E’ una “grande” persona e scrive con uno squisito potere descrittivo. E’ semplicemente magnifica.

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Diario: Fili di cristallo a Parigi * Crystal’s threads in Paris

Notre dame

For the English translation, see below

 

Un manto di oscure nuvole ricopre il cielo di quel pomeriggio uggioso, eppure un’indefinibile gioia trascina i miei pensieri, attraverso quelle stesse viuzze dove, qualche settimana prima, un sole autunnale aveva irradiato sopra i nostri passi.
L’odore delle foglie e dell’erba bagnate solletica il desiderio di un momento d’intimità in un qualche bistrot; l’uomo ammicca divertito quasi mi avesse letto nel pensiero.

“Andiamo a berci una tazza di tè? Conosco un posticino davvero speciale non molto distante da qui, sono sicuro che l’adorerai.”
Mi stringe a sé con più forza poi mi arruffa i capelli in una carezza affettuosa e, sollevandomi il bavero del capotto, aggiunge:

“Sono mortificato, avevo ordinato per te quattro giorni di sole! Dovrò impegnarmi affinché non ti annoi. Sono così felice che hai accettato di tornare così presto, non puoi immaginare la mia gioia!”
I suoi occhi contemplano il mio viso divertito, sento il suo sguardo trafiggere la mia baldanza mentre nella sua voce percepisco una flessione indefinibile, tenera, ma al contempo fin troppo razionale. Il suo viso appare pallidissimo, contornato dai lunghi capelli corvini che con dispetto a ogni sbuffo di vento scendono a nascondergli gli occhi decorati da ciglia delicate e quasi femminili. Le sue labbra sono secche, le inumidisce con la punta della lingua gesto questo, che mi porta un brivido lungo la schiena.
Il canto degli uccelli appollaiati sopra i rami quasi spogli, poi più in là lo stridere delle gomme sull’asfalto bagnato, ci riporta al presente. Lui sorride e due fossette ai lati della bocca danno a quell’espressione d’uomo un non so che di fanciullesco.
Lungo il viale, le bancarelle che vendono mele ricoperte di caramello oppure croccante di mandorle tostate, mi riportano alla memoria la prima volta che avevo visitato Parigi, una trentina d’anni or sono. Nulla è cambiato, in verità. Solo il mio stato d’animo è mutato nel tempo; ma la fanciulla d’allora, sbarazzina ed un po’ timida, ha lasciato il posto ad una donna che insegue sogni e chimere.
Le ghirlande di vischio e altri oggetti decorativi dagli odori e colori dell’inverno attirano la mia attenzione. Mi fermo guardando il venditore in là con gli anni che fuma un sigaro, seduto sopra una vecchia e logora sedia impagliata. Ogni sua ruga è una storia, il basco calato sulla fronte nasconde una viva intelligenza pronta a confrontarsi con l’asprezza della vita.
Potrei trovarmi ovunque, in qualsiasi città d’Europa, eppure qualcosa è diverso dallo sbraitare dei venditori in un mercato di Roma oppure dal vociare brusco dei negozianti sulle piazze di Amburgo. Qui i visi assumono un’espressione diversa nella parlata: il francese è una lingua così romantica che addolcisce e rabbonisce.
Alzando lo sguardo, in direzione del grigio ardesia che a poco a poco tinge la volta del cielo, la cupola del Sacre Coeur appare illuminata e brilla come se un raggio di sole si fosse insinuato tra le oscure tende della notte che sta per giungere.
“Viens, je t’en prie… suive-moi, ont y est presque. Derrière la prochaine route, tu vas l’adorer, mon amour!”
Le parole sussurrate nel mio orecchio sinistro, con quella sua voce profonda e così sensuale, si stringono come fili di cristallo attorno al mio cuore. Mi lascio trascinare lungo angoli semibui dove la luce dei lampioni non riesce a fare breccia: questa è la Rive Gauche, la Saint German des Près degli artisti.
Entrando nel piccolo atrio, percepisco l’aroma della cannella e arancio. Appare deserto: divertita curioso attorno, passando tra le scansie ricolme di vecchissimi volumi impolverati e certamente uno più interessante dell’altro.
Eh sì! Joshua, nel suo più intimo, innegabilmente conosce ogni mia passione. Per lunghi mesi mi ha studiata leggendo con attenzione ogni mio scritto, ogni mia lirica. Chi avrebbe potuto pensare di regalarmi quest’emozione conducendomi per un tè in un ritrovo letterario? Chi avrebbe osato frugare tra i germogli nascosti nella terra feconda del mio intelletto, e farlo in maniera così spudoratamente delicata?
“No, non ti chiedo come hai fatto – mi scappa un soffio mentre con una mano tiro la sua sciarpa verso il mio viso – mi hai spogliata di ogni segreto… ma ora ti meriti un bacio…”

Mi sento le gote arrossate, con estrema dolcezza poso le labbra sopra le sue e rimango immobile per qualche secondo.

“Grazie. E’ la sorpresa più bella che potevi farmi. Je t’adore… merci infiniment!”

Lo seguo attraverso un labirinto di corridoi poi sul retro, un vecchio divano in pelle sgualcita dall’usura del tempo, troneggia in fondo ad un amplio locale appartato. Scafali straripanti di libri si perdono verso il buio soffitto, la luce è tenue e morbida e vicino al divano un enorme candelabro d’argento sprigiona fiammelle dorate.
Un grosso mazzo di crisantemi bianchi e di gigli reali decora un angolo; il profumo dei fiori è così intenso da sopprimere l’odore della cannella e arancio che avevo inizialmente percepito entrando in quel luogo. Per un attimo chiudo gli occhi mentre ritorna alla mia memoria l’immenso bouquet che aveva accompagnato la salma del mio adorato padre nel suo ultimo viaggio.
Cerco di trattenere l’emozione che mi strozza il respiro e provo a scacciare il magone. L’uomo mi guarda, sorpreso. Mi tradisco mentre cristalli d’acqua mi riempiono gli occhi per poi traboccare e scendere lungo le guance già imporporate. Con un gesto garbato l’uomo mi aiuta a togliere il mantello che ripone sopra una sedia: poi mi passa entrambi i pollici sulle guance tenendo la mia testa tra le sue fredde mani candide come la neve.
Serio, con voce ora preoccupata, mi chiede: “Che c’è? Qualcosa ti ha riportato memorie lontane? Lo percepisco nell’anima che soffri, vieni, lascia che ti avvolga tra le mie braccia, così potrai sfogarti. Sono qui, amore mio, di me ti puoi fidare. Raccontami le tue visioni:

desidero condividere con te ogni tua sensazione anche se dopo soffrirò anch’io. Posso accompagnarti lungo quel baratro che a volte divide gli esseri. Sono qui per te. Ti ho attesa e cercata così a lungo, per così tanti anni.”
Non so quanto tempo resto aggrappata a quella roccia che mi porta riparo e conforto, la tempesta dentro di me si placa e finalmente riesco a ritornare al presente.
“Ti senti meglio? Come sei bella… così, con gli occhi lucidi… e con quest’abito mi ricordi una dama d’inizio ottocento.”

Poi ancora mi accarezza i capelli passandovi attraverso le lunghe dita, percepisco un lieve tremito e provo una stretta al cuore. Mio Dio, ma perché questa folle devozione? Perché il destino me lo ha fatto conoscere? Quando abbiamo nelle vite passate condiviso lo stesso amore e chi eravamo? Tutto si ripete… come nella trama di un mio romanzo, ed ecco che Thanatos rilascia visioni e memorie. Ma Joshua è qui, reale quanto le sue forti braccia, con la sua incredibile tenerezza, non è un sogno ma bensì concretezza che mi trascina nella pura follia del non sapere chi veramente sono e cosa perseguo. Mi sento così vulnerabile, eppure così donna!
“Posso ordinare del tè? Poi desidero leggerti qualcosa di speciale. Sono sicuro gradirai.”

Si china per baciarmi la fronte e poi scompare dietro una tenda di damasco color verde oliva con grandi fiori neri in rilievo.
Sono offuscata nelle percezioni, una parte di me si sente funambola mentre l’altra desidera accettare la sua condizione e realtà temporale, con i suoi obblighi e i suoi vincoli.
Questo strano luogo mi ricorda qualcosa d’indefinibile, l’odore della carta vetusta, dell’inchiostro di stampa e del cuoio si rimescola e permettono a tante immagini di riaffiorare nella mia memoria.
Avevo sempre adorato passare ore e ore nelle librerie, sfogliando i libri che più mi attiravano oppure cercando un regalo particolare da donare ad un amico.
Quando studiavo negli Stati Uniti, avevo scoperto che a Boston c’erano diverse librerie dove si poteva comodamente rimanere a leggere per ore: nessuno ti importunava chiedendoti se necessitassi qualcosa di specifico. A volte ci restavo per interi pomeriggi e così avevo finito per fare amicizia con le persone che vi lavoravano. Anche in seguito, viaggiando attraverso i continenti, avevo mantenuto l’abitudine di visitare, in ogni città, le sue librerie. Ne avevo conosciute di stupende anche in Gran Bretania, luoghi dove regnava un silenzio spettrale e le luci erano sempre troppo fioche e non ti permettevano di sprofondare in lunghe letture o c’era sempre il rischio di addormentarsi, accoccolata in una qualche poltrona.
Tutti in quei luoghi non c’era la stessa atmosfera che si trovava nelle squallide biblioteche pubbliche, dove ogni cosa è riordinata secondo uno schema preciso e tutto è catalogato. Persino l’odore non è lo stesso. Ma forse anche questa è solo una mia sensazione poiché prediligo l’antico, il vetusto, lo strano, il particolare.
Chiudo gli occhi nuovamente ma questa volta le memorie sono piacevoli e mi sento trasportata indietro nel tempo di qualche decennio.
Quando li riapro, vedo davanti al mio sguardo la figura vestita di nero che mi guarda con occhi sognanti: Joshua.
“Ho ritrovato il volume dove l’avevo lasciato la scorsa settimana! Madame Favre, la proprietaria di questo salotto, ci porterà il tè con dei biscotti di mandorle e miele – poi mi sorride mostrando nuovamente quelle due deliziose fossette ai lati del viso – non hanno i cantucci con il Vinsanto. Sono mortificato.”
Fra le mani tiene un grosso libro di pelle nera, rilegato e con fasce dorate incise in rilievo; strani ghirigori in metallo brillante ornano il volume.
Incuriosita, osservo le mani dell’uomo che accarezzano la pelle del libro con una delicatezza indescrivibile. Mentalmente ne percepisco il tocco e mi sento stringere lo stomaco in una strana morsa.
“E’ molto vecchio, racchiude grandi misteri che sono restati occultati nei secoli.” Nuovamente sorride e i suoi occhi brillano alla luce delle candele, provo una punta di timore e la stranissima sensazione inizia a dilatarsi come cristalli d’ambra lasciati alla luce intensa del sole. Non rompo la magia di quell’attimo ponendo la domanda che mi brucia nella mente, sono sicura che sarà qualcosa di speciale. Così è fatto lui… e ogni altra volta che ha voluto sorprendermi mi ha sempre lasciato sgomenta.
La sua voce mi accarezza e seduce conducendomi lungo un passato ricolmo d’incantesimi che si assottigliano come aghi per infine penetrare la mia carne. Ogni tanto i suoi occhi si sollevano dalle pagine per fissarmi, come volesse rilevare l’enfasi di ciò che sta leggendo: uno sguardo pieno di mistero che mi sfiora portando la mia pelle a provare conturbanti sensazioni. La sua bocca sussurra talune parole, respirate e poi per una frazione di secondo smorzate a mezz’aria nella traballante luce del candelabro. Forse è la bellezza di questa lingua che riesce a tessere emozioni di sensualità e dolcezza infinite, forse è la passione pura che traspare da ogni gesto dell’uomo, forse è unicamente il bisogno imprescindibile della mia Natura costretta a ricercare le sue tracce d’Anima.
E’ difficile poter raccontare ogni impercettibile emozione che sfiora la più profonda intimità. Avvolta dalla carezza della sua voce, scivolo lentamente lungo quei fili di cristallo che conducono l’Essere a vibrare con un desiderio d’appartenenza. La mia mente corre seguendo la trama della storia, soffermandosi a ogni pausa per riprendere fiato mentre Joshua, deliziato, si accorge del mio stato d’animo.
“Sapevo che avresti amato questo testo… è come se fosse stato scritto per te, per la tua natura, per la tua Ricerca! Sapevo… so… ti conosco da sempre… e sono immensamente felice che tu sia qui, con me, a condividere questa magica seduzione di parole.”
“Joshua – cerco di rispondere, ma la mia voce è carica di trepidazione e nuovamente, a fatica, riesco a trattenere il pianto – ti prego, non interrompere la lettura… continua, seduci la mia Anima come stai facendo! Je t’adore… oui, s’il te plaît, continue à lire.”
Mi sorride ma richiude il libro e lo posa sulla bassa tavola sopra la quale il nostro tè già si è raffreddato. Si avvicina con un movimento lento, dapprima percepisco il suo odore che mi ricorda i boschi dell’India del sud, poi è il suo calore che incontra le mie mani e il mio viso. In sottofondo le melodie orientaleggianti di Loreena McKennith riempiono ogni mio senso: il respiro è accelerato dalle pulsazioni del cuore che sembra voglia scoppiarmi nel petto.
Poi le mani di Joshua prendono le mie spalle, non riesco a sostenere a lungo il suo sguardo e quindi chiudo gli occhi. Con la leggerezza d’un battito d’ali i suoi capelli sfiorano i mio viso mentre percepisco le sue labbra sul collo; sono calde ed umide, mi sfiorano la vena giugulare per poi morbidamente afferrare la pelle della nuca.
Tutto si trasforma, mentre col pensiero corro oltre quel luogo di magia che profuma d’inchiostro e antico. Non c’è più la piccola strada, non esistono più i bistrots affollati di persone vocianti e di risa allegre, non vi è più ombra dello stridere delle auto lungo i boulevards di Saint German des Près.
Mi ritrovo abbracciata a Joshua nella navata centrale della Notre-Dame, poi lungo il deambulatorio, mentre lui mi racconta la storia di quel maestoso tempio di venerazione costruito sulle vestigia di un tempio pagano dedicato a Giove risalenti al III secolo. La luce che s’infrange sulle vetrate dell’abside, proietta il suo caleidoscopio multicolore creando un’atmosfera da sogno. Joshua rievoca la sua vera storia… come se solo lui conoscesse l’esistenza e la ragione della sua costruzione.
Poi, nel confidarmi quel segreto in quel luogo di magia, mi aveva baciato facendomi percepire ogni molecola del mio corpo come poche volte mi era accaduto.

In quella cattedrale, nel mezzo della Senna sull’île de la Cité, avrei lasciato una traccia indelebile che, segretamente, custodisco tutt’ora nel mio cuore.

 

…oOo…

 

A blanket of dark clouds covers the sky of that gloomy afternoon, yet an indefinable joy drags my thoughts, through those same alleys where, a few weeks before, an autumn sun had radiated over our steps.
The smell of wet leaves and grass, tickles the desire for a moment of intimacy in some bistro; the man winks amused as if he had read my mind.

“Shall we have a cup of tea? I know a very special little place not far from here, I’m sure you’ll love it.”
He holds me tightly against him, then ruffles my hair in an affectionate caress and, raising my coat collar, adds:

“I am mortified, I had ordered for you four days of sunshine! I will have to work so that you don’t get bored. I’m so glad you agreed to come back so soon, you can’t imagine my joy!”
His eyes contemplate my amused face, I feel his gaze pierce my boldness as in his voice I perceive an indefinable, tender but at the same time too rational bending. His face appears very pale, surrounded by long raven hair that with spite of every puff of wind descend to hide his eyes decorated with delicate and almost feminine eyelashes. His lips are dry; he moistens them with the tip of his tongue, gesture which brings a shiver down my spine.

The song of the birds perched on the almost bare branches, and then further on the screeching of the tires on the wet asphalt, brings us back to the present. He smiles and two dimples on the sides of the mouth give to that man’s expression a touch of childishness.
Along the avenue, the stalls selling caramel-covered apples or toasted almond brittle, remind me of the first time I visited Paris, about thirty years ago. Nothing has really changed. Only my mood has changed over time; but the young girl, at the time a little fearful and a bit shy, gave way to a woman who pursues dreams and reveries.

Mistletoe garlands and other decorative objects with winter smells and colors attract my attention. I stop looking at the elderly seller who smokes a cigar, sitting on an old and worn straw chair. Every wrinkle is a story; the basque lowered on the forehead, hides a lively intelligence ready to confront the harshness of life.
I could find myself anywhere, in any city in Europe, yet something is different from ranting sellers in a market in Rome or from the brusque shouting of shopkeepers in the squares of Hamburg. Here the faces take on a different expression: French is such a romantic language that it softens and appeases.
Looking up, in the direction of the gray slate that gradually dyes the vault of the sky, the dome of the Sacre Coeur appears illuminated and shines as if a ray of sunlight had crept into the dark tents of the coming night.
“Viens, je t’en prie… suive-moi, ont y est presque. Derrière la prochaine route, tu vas l’adorer, mon amour!”

The words whispered in my left ear, with that deep and so sensual voice of his, tighten like crystal threads around my heart. I let myself be dragged along semi-dark corners where the light from the street lamps fails to make a breach: this is the Rive Gauche, the Saint German des Près of the artists.
Entering the small atrium, I perceive the aroma of cinnamon and orange. It appears deserted: curiously amused I walk around; passing between the shelves filled with very old dusty volumes and certainly one more interesting than the other.

Oh yes! Joshua, in his most intimate, undeniably knows my every passion. For many months he studied me carefully reading all my writings, my every poem. Who could have thought of giving me this emotion by leading me for tea in a literary Café? Who would dare to rummage among the buds hidden in the fertile earth of my intellect, and do it in such a shamelessly delicate manner?
“No, I don’t ask you how you did it – I miss a breath while with one hand I pull his scarf towards my face – you have stripped me of every secret… but now you deserve a kiss!”

I feel reddened cheeks, with extreme gentleness I place my lips on top of his and remain motionless for a few seconds.
“Thank you. It is the most beautiful surprise you could make me. Je t’adore… merci infiniment!”

I follow him through a labyrinth of corridors then to the back, an old leather sofa crumpled by the wear of time, stands at the bottom of a large secluded room. Overflowing shelves of books are lost towards the dark ceiling, the light is tenuous and soft and next to the sofa a huge silver candelabrum releases golden flames.
A large bouquet of white chrysanthemums and royal lilies decorates a corner; the scent of flowers is so intense that it eliminates the smell of cinnamon and orange that I initially perceived when entering that place. For a moment I close my eyes as I recall the immense bouquet that had accompanied the body of my beloved father on his last journey.

I try to hold back the emotion that chokes my breath and I try to chase away the anguish. The man looks at me, surprised. I betray myself as water crystals fill my eyes and then overflow and descend along my already purple cheeks. With a polite gesture the man helps me to take off the cloak that he puts it on a chair: then he passes both thumbs on my cheeks holding my head in his cold snow-white hands.
Serious, with a voice that is now worried, asks me: “What is it? Did something bring you distant memories? I perceive it in the soul that you suffer, come, and let me wrap you in my arms, so you can let the anguish out. I’m here, my love, you can trust me. Tell me your visions: I would like to share your feelings even if I later may suffer too. I can accompany you along that abyss that sometimes divides beings. I’m here for you. I’ve been waiting for you for so long, for so many years.”
I don’t know how long I hang onto that rock that brings me shelter and comfort, the storm inside me subsides and I finally manage to return to the present.
“You feel better? How beautiful you are… like that, with shining eyes… and with this dress you remind me of a lady of the early nineteenth century.”

Then he still caresses my hair by passing his long fingers through it, I feel a slight tremor and feel a tightening in my heart. My God, but why this crazy devotion? Why did fate make it known to me? When in past lives did we share the same love and who were we? Everything repeats… as in the plot of a novel of mine, and here Thanatos releases visions and memories. But Joshua is here, as real as his strong arms, with his incredible tenderness, is not a dream but rather concreteness that drags me into the pure madness of not knowing who I really am and what I pursue. I feel so vulnerable, yet so human!
“Can I order tea? Then I want to read you something special. I’m sure you’ll like it.”

He bends down to kiss my forehead and then disappears behind an olive-colored damask curtain with large black flowers in relief.
I am blurred in perceptions, a part of me feels tightrope while the other wishes to accept its condition and temporal reality, with its obligations and its constraints.
This strange place reminds me of something indefinable, the smell of old paper, printing ink and leather is mixed together and allow so many images to resurface in my memory.

I had always loved to spend hours and hours in bookstores, leafing through the books that attracted me the most or looking for a special gift to give to a friend.
When I was studying in the United States, I discovered that in Boston there were several bookstores where you could comfortably stay and read for hours: nobody bothered by asking if you needed something specific. Sometimes I stayed there for a whole afternoon and so I ended up making friends with the people who worked there. Even later, traveling across continents, I had kept the habit of visiting, in every city, its bookstores. I had also known wonderful ones in Great Britain, places where a ghostly silence reigned and the lights were always too dim and did not allow you to sink into long readings or there was always the risk of falling asleep, curled up in some armchair.

All in those places there was not the same atmosphere that was found in the squalid public libraries, where everything is arranged according to a precise scheme and everything is cataloged. Even the smell is not the same. But perhaps even this is just my feeling because I prefer the ancient, the antique, the strange, the particular.
I close my eyes again but this time the memories are pleasant and I feel transported back in a few decades.
When I open them again, I see before my eyes the figure dressed in black who looks at me with dreamy eyes: Joshua.
“I found the volume where I left it last week! Madame Favre, the owner of this bookstore, will bring us tea with almond and honey biscuits – then he smiles at me again showing those two delicious dimples on the sides of his face – they don’t have Cantucci with Vin Santo. I am mortified.”

In his hands, he holds a large book of black leather, bound and with gilt bands engraved in relief; strange doodles in shiny metal adorn the volume.
Intrigued, I observe the hands of man caressing the skin of the book with an indescribable delicacy. I mentally feel the touch and feel my stomach tighten in a strange grip.
“It is very old; it contains great mysteries that have remained hidden for centuries.”

Again he smiles and his eyes shine in the light of the candles, I feel a touch of fear and the strange sensation begins to dilate like amber crystals left in the intense light of Sun. I don’t break the magic of that moment by asking the question that burns in my mind, I’m sure it will be something special. That’s what he did .. and every time he wanted to surprise me, he always left me appalled.

His voice caresses and seduces me, leading me along a past filled with spells that become thinner like needles to finally penetrate my flesh. Every once in a while his eyes rise from the pages to stare at me, as if to point out the emphasis of what he is reading: a look full of mystery that touches me bringing my skin to feel disturbing sensations. His mouth whispers certain words, breathes and then for a fraction of a second damped in mid-air in the rickety candlestick light. Perhaps it is the beauty of this language that manages to weave emotions of infinite sensuality and sweetness, perhaps it is the pure passion that shines through every gesture of man, perhaps it is only the inescapable need of my Nature forced to seek its traces of Soul.

It is difficult to tell every imperceptible emotion that touches on the most profound intimacy. Wrapped by the caress of his voice, I slowly slide along those crystal threads that lead the Being to vibrate with a desire for belonging. My mind runs following the plot of the story, pausing at each pause to catch my breath while Joshua, delighted, realizes my state of mind.
“I knew you would love this text… it’s like it was written for you, by your nature, for your Research! I knew… I know… I have always known you… and I am immensely happy that you are here, with me, to share this magical seduction of words.”
“Joshua – I try to answer, but my voice is full of trepidation and again, with difficulty, I can hold back my tears – please, don’t interrupt the reading… go on, seduce my Soul like you are doing! Je t’adore… oui, s’il te plaît, continue à lire.”

He smiles at me but closes the book and lays it on the low table above which our tea has already cooled. He approached with a slow movement, at first I perceive his smell that reminds me of the woods of southern India, then it is his warmth that meets my hands and my face. In the background, the oriental melodies of Loreena McKennith fill my every sense: the breath is accelerated by the pulse of the heart that seems to want to burst in my chest.
Then Joshua’s hands take my shoulders, I can’t hold his gaze for a long time and then I close my eyes. With the lightness of a flap his hair touches my face as I perceive his lips on the neck; they are warm and humid, they touch the jugular vein and then gently grasp the skin of the neck.
Everything is transformed, while with my thoughts I run beyond that place of magic that smells of ink and ancient. There is no longer the small road, there are no longer crowded bistros of shouting people and cheerful laughter, and there is no longer a shadow of the screeching of cars along the boulevards of Saint German des Près.

I find myself embraced at Joshua in the central nave of Notre-Dame, and then along the ambulatory, while he tells me the story of that majestic temple of veneration built on the remains of a pagan one dedicated to Jupiter dating back to the 3rd century. The light that breaks on the apse windows projects its multicolored kaleidoscope, creating a dreamlike atmosphere. Joshua recalls its true story… as if only he knew the existence and the reason for its construction.
Then, in confiding that secret to me in that place of magic, he kissed me making me feel every molecule of my body as it had seldom happened to me.
In that beautiful Cathedral, in the middle of the Seine on the Île de la Cité, I would have left an indelible trace that, secretly, I still guard in my heart.

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  1. Notre Dame de Paris: inspiration in many of my writings | Claudine Giovannoni

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