Petali… di Vita * Life’s Petals

L’arrivo inatteso della neve e temperature siberiane, ci ha piegati, ancora una volta, davanti all’impossibilità dell’uomo di contrastare la Natura. Questa stessa natura che così poco ci chiede, se non il rispetto… ma che così tanto ci dona. Questa volta non possiamo prendere in questione il cambiamento climatico o il surriscaldamento del pianeta…

Forse in luoghi dove ciò accade puntualmente ogni anno, non sussistono grossi problemi. Quei popoli si sono adattati, la loro cultura ancestrale li ha forgiati in modo appropriato. Per loro, quindi, ogni azione segue schemi precisi che li ha rafforzati a sopravvivere in condizioni estreme. Popoli nomadi della steppa Siberiana spostano la loro iurta seguiti dalle mandrie cavalli, pecore, cammelli, capre… o renne!

La situazione cambia però, quando la neve ed il gelo arrivano in luoghi dove la gente non ha memorizzato stili di vita consoni. Oppure ancora, quando il freddo coglie di sorpresa chi si trova in un momento di difficoltà, ecco che anche solo qualche pezzo di legno da gettare nella stufa può fare la differenza. Ma mondo è paese, si va proclamando… poi noi, quelli che tanto parliamo, ci ritroviamo nelle nostre calde dimore riscaldate a puntino. Abbiamo l’elettricità per l’uso domestico e i negozi sono stracolmi di ogni bendiddio. Almeno ci sono però persone che malgrado la condizione favoreggiata, ancora si fanno pensieri, perplessità, magari anche scrupoli. E ciò mi capita molto di spesso, forse troppo frequentemente…

Questa volta non sono i tanti gatti randagi ai quali propiniamo ogni giorno da mangiare, non sono le centinaia di uccellini che vengono a beccare i semi… È lecito quindi chiedersi perché questo può accadere, anche nella nostra bella Svizzera, che ci siano persone senza tetto a cercare dei rifugi provvisori. Forse che la nostra bella nazione è diventata meta (non turistica) ma ambita da chi da noi cerca l’illusione della ricchezza? Beh, così era stato centinaia di anni or sono quanto dall’Europa ci si era spinti oltre mare alla ricerca dell’oro delle Americhe…

Cambia il mondo. Cambiano le mete. Ma l’illusione rimane. Sono i sogni che forgiano le utopie, posso affermarlo con certezza. Ma cosa sarebbe questo mondo se non ci fossero i sognatori? Ognuno di noi, nel nostro piccolo, in quella minuscola stanzetta dai mille cassettini tutti disuguali, teniamo segregati tanti sogni, desideri, fantasie. Le aveva mio padre che, pace all’anima sua, aveva lavorato sodo tutta una vita collezionando libri. Quando lo tiranneggiavo affettuosamente chiedendogli perché non dedicava un po’ del suo tempo a leggere, prontamente mi rispondeva che aspettava d’andare in pensione. La famiglia necessitava poter disporre dell’agio finanziario… un giorno, avrebbe preso tempo per lui!

Ma il destino non l’ha premiato, è diventato cieco ancor prima di raggiungere l’età del pensionamento. Poi io ero diventata i “suoi” occhi, leggendo, descrivendo ciò che ci stava attorno quando lui mi aveva seguito nei miei viaggi. E non sempre gli riportavo la cruda realtà della quale i miei occhi erano spettatori.

Ora forse vivo di ricordi. Come da una margherita, stacco petali recitando una litania non consona, fatta di amarezza ed impotenza. Poi, come panacea, penso a ciò che ancora c’è da fare…  Un nuovo petalo svolazza brevemente nell’aria per poi finire, bianco sul bianco, sopra la neve ghiacciata. Domani è un altro giorno!.

…oOo…

The unexpected arrival of snow with Siberian temperatures, has folded us, once again, in front of the inability of man to  counteract Nature. This same Nature which asks us so little, if not the respect…. but that gives us so much in return. This time we are unable to take in question the climate change or the global warming …  Perhaps in places where this happens regularly every year, there are no major problems. Those populations have adapted themselves, their ancestral culture have forged them in an appropriate manner. For them, therefore, every action follows precise patterns which strengthened them to survive in extreme conditions. Nomadic peoples of the Siberian Taiga and Tundra, they move their yurts followed by their herds of horses, sheep, camels, goats and reindeer.

The situation changes, however, when snow and ice arrive in places where people have not memorized the lifestyles required. Or again, when the cold comes as a surprise and hits those who find themselves in a difficult moment; in those cases just a few pieces of wood to be thrown into the stove, can make a difference.

But the world is one country, or so we proclaiming it to be … then we, those who talk so much, we find ourselves in our warm homes heated to perfection. We have electricity for domestic use and the shops are full of every good things.  At least there are people, however, that despite the condition abetted, yet they have thoughts, doubts and maybe even scruples. And that happens to me very often, perhaps too frequently …

This time are not the too many stray cats which we feed every day, nor the hundreds of birds which come to peck the seeds … It is therefore legitimate to ask why this can happen, even in our beautiful Switzerland, here we have homeless people seeking for temporary shelters. Maybe that our great nation has become a target (not tourist indeed) but coveted by those who look to us as “the illusion of wealth”?

Well, just the same story happened hundreds of years ago: from Europe many had gone overseas in search of gold into the Americas … The world change. Minds changes. But the same illusion remains. The dreams which shapes utopias, I dare say with certitude. But how would this world be, if there were no dreamers?  Each of us, inside our small inner word… in that tiny little room with a thousand of drawers all unequal, we segregated so many dreams, desires and fantasies.

My father too, God rest his soul, had worked hard throughout a lifetime collecting books. When I was asking him, affectionately making fun of him, why didn’t’ he use a bit ‘of his time to read, promptly he replied that he was waiting to retire. The family needed to have the financial ease… one day, he would take time for himself! But fate has not honored him, my dad became blind before reaching retirement age. Then I had become “his” eyes, reading, describing everything around us when he had followed me along my travels. And not always I brought him back the harsh reality which my eyes were spectators.

I wanted to let him dream … letting him believe that the world was still as he remembered it. Now maybe I live of reminiscences. As from a daisy, I detach petals by reciting a not suitable litany, made of bitterness and helplessness.

Then, as a panacea, I think of what I yet still have to do…  A new petal flutters briefly into the air before ending, white over white, over the frozen snow. Tomorrow is another day!

©Claudine Giovannoni

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