Il Baule * The trunk

Il bimbo aveva i capelli corvini che imprigionavano i raggi del sole di quel pomeriggio estivo. Mentre i suoi vispi occhietti verdi, facevano pensare agli immensi pascoli alpini guarniti da genziane ed arnica.
Aveva rovistato ovunque, nella casetta di campagna dei nonni materni, senza trovare nulla che potesse appagare la sua curiosità.
Eppure… eppure il nonno aveva così tanto viaggiato, durante la sua giovinezza. Il bimbo si ricordava le sue storie, ormai impresse ed indelebili nella sua memoria. Non era possibile che tutte le tracce del suo vagabondare da un continente all’altro, fossero state cancellate.
Quieto, cercando di fare il minimo rumore, ritornò sui suoi passi. Realizzò che si era scordato del granaio, come aveva potuto dimenticarlo? Quel luogo così proibito, nel quale era forse solo entrato un paio di volte, ma sempre accompagnato dalla mamma.
Vide la piccola porticina, semi nascosta da un vecchio dipinto pitturato dal nonno, che ritraeva un paesaggio lontano, forse il Marocco. Con estrema cura, aprì un piccolo varco, grande quanto bastasse per farlo entrare. Poi, sempre con molta cautela, richiuse dietro di se la porticina. Nella semioscurità attese fino a quando gli occhi si furono abituati.
Le piccole particelle fini ed impalpabili che volavano nell’aria, apparivano come dei fasci resi luminosi dalla luce del sole che filtrava, di qua e di là, dai buchi nelle tegole del tetto. Creavano una mistura di luogo magico, che al contempo gli faceva pizzicare il naso, col rischio di tradire la sua presenza.
Il bimbo girò un paio di volte su se stesso, cercando con quegli occhi da gatto, la “preda” tanto bramata: segreti nascosti e poi dimenticati.
Lo vide, infine, grosso e tetro. Addossato senza grande cura in un angolo, con un drappo di damasco scolorito dal tempo. Il baule del nonno!
Quel baule così magico, del quale il nonno aveva più volte fatto accenno nei suoi racconti. I racconti che la memoria del bimbo faceva riaffiorare, con genuina tristezza e rimpianto, quei racconti che lo avevano fatto sognare con il nonno, portandolo in mondi lontani.
Spinto dalla curiosità e dall’emozione di quell’attimo memorabile, si avvicinò con passo felpato. Allungò la manina, piano piano, quasi avesse timore di poter svegliare quell’oggetto così arcano. Spostò con delicatezza un lembo del vecchio tessuto impolverato, che cadde al suolo con un fruscio appena percettibile. Lo guardò, con occhi lucidi ed una bocca che non poteva ormai più celare un sorriso che aveva illuminato quell’angusto luogo.
Con mano tremante l’aprì, non senza fatica, permettendo agli aromi del tempo di fuoriuscire e librarsi nell’aria. Chiuse gli occhi per un attimo, forse preso dal profondo timore che potessero anche uscire degli spiriti.
Udì nuovamente la voce del nonno che lo esortava: “gli uomini sai, hanno tanti sogni! Molti uomini li tengono celati nel cuore ed hanno timore a parlarne con altri, non vogliono essere presi per pazzi!”
Il baule conteneva innumerevoli piccole scatolette, un po’ di tutte le fogge, di tutte le forme e grandezze. Ogni scatoletta portava un etichetta, con delle annotazioni. La calligrafia inconfondibile del nonno!
Il bimbo si sedette, una grossa ciocca di capelli gli cadde sulla fronte, quasi volesse presagire l’imminente scoperta allungandosi più in giù per meglio osservare. Ma il bimbo la riprese, con fare grave e misurato, riponendola tra la chioma indispettita da quell’ardire.
Poggiò la schiena al baule, poi, respirando con affanno e con un cuore che aveva preso a battere forte e nitido… allungò la mano. Ne estrasse una scatola dalla forma quadrata, piccola, da stargli sul palmo. Il biglietto raccontava: “sogno n° 50 – viaggio in Cina” poi c’erano delle date, dei nomi.
Ed il bimbo pensò: “Ah, ecco mi ricordo, il nonno mi aveva parlato di questo paese così lontano, dei suoi abitanti dallo strano linguaggio.” Conteneva del riso, un piccolo cuoricino di seta rossa, un fiore secco.
E la sua curiosità cresceva; nuovamente estrasse un’altra scatoletta, aveva però difficoltà a scegliere poiché si era accorto che tutte, ma proprio tutte, erano diverse e una più dell’altra gli apparivano invitanti. La scritta citava: “sogno n° 4 – vorrei avere dei nipotini”. Poi lesse il suo nome ed il nome della sorellina contrassegnati da una piccola stellina dorata e dalla rispettiva data di nascita.
A questo punto, il bimbo si rattristò. Il nonno non c’era più a rallegrare i suoi momenti con fiabe e racconti…. Ora aveva capito, che i sogni, quando cullati nel proprio cuore, raccontati a chi si ama, possono divenire reali permettendo a chi contraccambia quest’amore, d’essere felici e di sognare a loro volta.
Ma già le sue manine stavano scegliendo una nuova scatolina… che certamente racchiudeva un nuovo sogno…

Primo premio: Concorso letterario Immaginaria 2005  –  pubblicato nella collezione “Sogni”

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