• Semplicemente… donna

    Sara Luna e Claudine
  • me and my girl :-)
  • Mi sento unicamente una "Cittadina del Mondo"
    figlia, madre, amica, compagna, donna...
    Ho viaggiato lungo rotte conosciute ed altre ignote, per lavoro ma anche per curiosità o solo per il desiderio di scoprire nuovi luoghi!
    L'esperienza a contatto con altri popoli, religioni e culture, mi ha insegnato a venerare Madre Natura ed ogni forma di vita che ci conduce a valutare precetti inconfutabili, ma che purtroppo troppi ignorano nel più assoluto egoismo.
    Vi apro le porte del mio mondo virtuale... seguitemi lungo l'itinerante scorrer d'acqua lasciando traccia di vissuto.

  • What to say about Claudine? She is passionate about living a present, balanced and authentic life, with a healthy dose of humor! She loves to travel the world, explore new places, people and food, but equally loves to retreat into silent solitude. She is a writer who follows a hidden path, into an unfamiliar world. If you just surrender and go with her on her eerie journey, you will find that you have surrendered to enchantment, as if in a voluptuous and fantastic dream. She makes you believe everything she sees in her fantasy and dreams. But as well you take a journey to the frozen mountain peaks of the north of Europe, to the crowded sweating streets of Mexico or Africa. Her characters are wonderfully real and wholly believable perfectly situated in her richly textured prose. She’s a lovely person and she writes with exquisite powers of description! She’s simply great! R. McKelley

    ***

    Chi è Claudine? Lei è appassionata nel vivere al presente una vita equilibrata e autentica, con una sana dose di humour! Ama viaggiare per il mondo, esplorare nuovi luoghi, persone e cibo, ma ugualmente ama ritirarsi in solitudine, nel silenzio. E' una scrittrice che segue un sentiero nascosto, verso un mondo sconosciuto. Se solo vi arrendete e andate con lei in questa spettacolare avventura, realizzerete che vi siete confidati all’incantevole, come in un sogno fantastico ed avvolgente. Vi farà credere ad ogni cosa che lei vede nei suoi stessi sogni e fantasie. Ma inizierete anche un viaggio verso le cime ghiacciate del nord Europa, verso le strade affollate del Messico o Africa. I protagonisti sono magnificamente reali e totalmente credibili stupendamente inseriti nella ricca trama di prosa. E’ una “grande” persona e scrive con uno squisito potere descrittivo. E’ semplicemente magnifica.

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Atanamiti – Regno interno, diciasettesimo dominio di Silkir

Anno domini 17170 della Nuova Era: Atanamiti – Regno interno, diciassettesimo dominio di Silkir.

La neve cade ormai senza tregua da settimane; si è ammassata sui davanzali delle finestre dalle quali filtra una tenue luce dorata mentre lunghe candele di ghiaccio adornano graziosamente la cornice di legno e pietra. Minuscoli cristalli stellati, l’uno diverso dall’altro, danno un tocco di perfetta magia a quei vetri troppo fini per isolare dal freddo. Parrebbe un paesaggio fiabesco, se non soffiasse incessantemente questo vento terribilmente gelato che ulula fra guglie ed alberi e quei pochi umani che con coraggio s’avventurano all’esterno.
La temperatura è rigida, il ghiaccio ricopre di uno spesso strato ogni superficie. Per riuscire a mantenersi in equilibrio gli uomini devono avvolgere i loro calzari con una spessa pelle munita di punte di ferro. Per poter attingere l’acqua dai profondi pozzi, impresa di per sé già ardua, è prima necessario praticare un foro nella superficie acquea ghiacciata e quindi con grande difficoltà, portare l’acqua all’interno delle abitazioni senza che si ghiacci nuovamente.Ogni gesto, anche il più banale, costa un enorme dispendio d’energia; gli uomini già dopo pochi minuti sottoposti al freddo esterno, rischiano l’assideramento.
Immensi bracieri di ferro sono disseminati un po’ovunque, per permettere a chi forzatamente deve uscire all’esterno di riscaldarsi di tanto in tanto. Il vapore acqueo del respiro degli animali e degli umani si nebulizza quasi immediatamente creando minuscoli cristalli che adornano barbe e baffi; parlare è difficoltoso poiché la pelle del viso gela ed i muscoli si irrigidiscono.
I più anziani non ricordano un inverno così rigido, neppure nelle più antiche leggende trapassate di generazione in generazione sono narrati simili episodi.
Le grandi slitte, al seguito della figlia di Ulgór, sono state lasciate fuori dalle mura di cinta accanto al grande mastio. Un paio di garzoni staccano i caribù per portarli al coperto nelle capienti stalle, dove foraggio ed un po’ di calore li avrebbero ristorati.
All’interno della roccaforte grandi fuochi ardono in ogni stanza. Possenti fiamme, le cui lingue s’innalzano danzando verso l’oscurità dei fumaioli, sono mantenute vive ed alimentate dai servi con enormi ceppi d’abete. Un piacevole profumo di resine si propaga nell’aria; una mescolanza d’odori che ricordano a Lalil i boschi dove, ancor bambina, aveva più volte danzato attorno ai fuochi dei Mmemar. Al solo pensiero, la giovane sorride. Il suo cuore è rimasto fra loro ed i loro canti che trasportano spirito e corpo in un’altra dimensione.
I lunghi capelli della giovane sono attorcigliati in morbide trecce attorno alla nuca, fissate da un nastro dello stesso colore dei capelli: rosso ramato. Il suo sguardo annoiato si stacca di tanto in tanto dalle pergamene ingiallite per osservare l’uomo dalle fattezze aggraziate, il suo compagno di viaggio. Questi pare assorto dai suoi pensieri. Appoggiato ad una lunga tavola osserva attraverso la minuscola apertura non ricoperta di gelo del vetro. Dall’aspetto regale, avvolto in un lungo mantello di broccato con ricami in filigrana d’argento, l’uomo è di una bellezza conturbante e quasi aliena e la sua grande e possente statura incute rispetto. I suoi capelli sono scuri come la notte priva di stelle e lievemente ondulati in morbide ciocche, che scivolano delicatamente fino alle spalle decorati da qualche striatura argentea ai lati delle tempie che lo rendono ancora più affascinante.
-Ireos! Perché dobbiamo sostare qui? – Dice la giovane rivolgendosi all’uomo con un tono piuttosto seccato. – Mio padre aveva predisposto ogni cosa con cura, dobbiamo essere a Zetrak al più tardi fra tre giorni… mentre noi siamo qui fermi… e stiamo perdendo tempo prezioso! – Lalil getta sullo scanno le pergamene e si avvicina con passo lesto all’uomo.
– Possibile che quando io parlo, tu devi sempre essere altrove coi tuoi pensieri? – Infierisce verbalmente versodi lui alzando un braccio come se volesse colpirlo. Con uno scatto felino, Ireos si gira ed afferra il braccio della giovane. – Egoista. Ha proprio ragione Zarbul ad accusarti di insensibilità. I caribù non possono più continuare, la neve è troppo alta, il freddo è diventato insopportabile e… ma che sto a dire? Io non prendo ordini da te! Resteremo ad Atanamiti fino a quando la Kerek-nev sarà di nuovo praticabile. Ora cerca di smetterla di comportarti come una bambina, mettiti l’anima in pace perché prevedo che qui dovremo rimanere ancora per diversi giorni -. Sbuffando aggiunge: – Oppure mettiti a pregare le divinità affinché portino il Sole ed il suo Carro -.
La scruta con due occhi di un verde intenso che ricorda le praterie d’estate. In quegli occhi alloggiano la fierezza ed il coraggio dei più valorosi: gli anni hanno forgiato un cavaliere coraggioso in un connubio di bellezza e forza! Ireos ha dimostrato la sua supremazia sollevando quasi da terra la giovane che si era messa a piagnucolare. Poi lascia la presa, mentre Lalil con lagrime di stizza negli occhi, si massaggia con vigore il braccio che aveva mutato di colore. In silenzio, si allontana quindi verso un’altra stanza passando dal lungo e stretto corridoio illuminato da grosse torce di pece. Oscuri pensieri carichi di vendetta attraversano la mente della giovane; non sopportava d’essere trattata così, e per di più da un uomo! Lei, che era abituata ad avere tutti prostrati ai suoi piedi. Se non direttamente per opera sua, al più tardi quando sarebbero stati di ritorno nel Settimo Regno, Ireos avrebbe pagato a caro prezzo la sua insolenza.
Da quando la malvagità del Supremo Dhargar ha contagiato dieci dei ventidue dominî di Sikir, la vita è divenuta una tortura per chi non si trova sotto la protezione di Zarbul il Saggio. Anchela Kerek-nev è infestata da combattenti fedeli seguaci del Dhargar. Avventurarsi fuori dai propri dominî è diventata un’impresa molto pericolosa ed ardua.
Certo Ireos avrebbe preferito evitare questo tipo d’avventura, specialmente durante il freddo inverno che chiude in una morsa di ghiaccio tutta la regione situata al nord delle Selve Nevose. Ma è consapevole che Lalil deve presenziare all’incoronazione di Lady Lillea a Zetrak: la sua presenza quale testimone del Settimo Regno è indispensabile.
La salute di Ulgór, padre di Lalil, sta peggiorando di giorno in giorno. Zarbul è convinto che anche qui ci sia la nera mano del Dhargar. Le cure mediche profuse al reggente, comprendenti riti arcaici, non danno gli effetti sperati. Neppure la magia e le forze arcane sopraffanno l’immane potere del Dhargar. I dominî tremano: bisogna al più presto riuscire a piegare la volontà e distruggere il potere del maligno usurpatore.
Scacciando l’impeto che si è impossessato di lui, Ireos decide di uscire per verificare che le slitte non abbiano subito danni e che i caribù siano ben alloggiati e nutriti. Dovrebbe anche parlare con il sovrintendente della cittadella, per essere sicuro che nessuno dei cavalieri del Dhargar avesse accesso ad Atanamiti.
Sin dal loro arrivo quel mattino, una strana sensazione si era impossessata del suo cuore. Grazie ai poteri e alla chiaroveggenza che gli aveva conferito Zarbul, è in grado di ponderare le scelte più giuste per il bene suo e dei suoi protetti. È perfettamente cosciente della responsabilità che il reggente del SettimoRegno gli aveva conferito. Il padre di Lalil lo ucciderebbe se accadesse qualcosa a sua figlia! In fondo lui è il Paladino di Ulgór, e questo ruolo conferitogli gli permette assoluta supremazia all’interno dei ranghi della milizia del Settimo Regno.
L’aria è ancora più pungente. Ora, solo un leggero bagliore cobalto e grigio, con un tenue tocco giallastro, resta visibile ad occidente preannunciando l’arrivo della notte. L’oscurità ha iniziato ad avvolger nel suo manto cupo ogni presenza umana, lasciando intravedere unicamente gli immensi bracieri dove a poco a poco i tizzoni stanno assumendo il colore delle pietre mentre le fiamme si stanno assopendo col rischio di finire in un sonno freddo ed inerme a causa della mancanza di perseveranza dei garzoni.
– Hei, scudiero, dove si trova il Landlord? Fammi strada, senza indugiare poiché rischiamo di farci congelare il sangue nelle vene qua fuori -. Il giovane, raggiunge correndo Ireos e lo conduce con rapidità verso una palazzina in fondo alla strada che ora luccica come fosse tappezzata di cristallo. Entrambi rischiano un paio di volte di finire con le gambe all’aria, ma l’abilità e destrezza di Ireos, salva entrambi da un rovinoso ruzzolone.
-Caspita! Mai visto nulla di simile, neppure al nord delle Selve Nevose… C’è chi afferma che questo freddo sia opera del Dhargar e che egli abbia spie ovunque. Il saggio Zarbul è convinto che questa morsa di ghiaccio sia proprio causata dal suo odio e malvagità -. Ma il giovane garzone, i cui occhi ora sono spalancati in uno sguardo angosciato, rimane zitto, come se fosse muto. Ireos lo osserva, provando un senso di pietà. “Povera creatura, questo è un altro esempio di come gli zotici sono maltrattati. Riferirò ogni cosa a Sua Grazia Ulgór…chissà che non possa intervenire”.
Arrivati davanti alla palazzina, il giovane sta per fare l’atto di ritornare sui suoi passi ma Ireos lo forza ad entrare. – Vieni. Non temere. Devi riscaldarti: ti sono grato per avermi indicato il percorso. Seguimi! Se non hai obblighi verso una famiglia -. Il giovane lo guarda, abbozzando un sorriso: – No, mio Signore. Non ho obblighi che verso me stesso. Ma non posso entrare… la legge me lo proibisce. Sono un senzanome -. Ireos, aggrottando le sopraciglia riflette per un istante: – Un senza… che? Vieni, mi spieghi questa storia una volta che saremo all’interno. Mi assumo io ogni responsabilità -.
Annunciando la sua presenza quale ambasciatore del Settimo Regno, Ireos, seguito dal giovane, entra nella palazzina e si avvia verso la sala centrale.
L’ambiente è piacevolmente caldo: un gradevole profumo di incenso si propaga nell’aria trasportando le menti lontano dai ghiacci fino alle primavere dove i colori blu e verde prevalgono, portando i confini delle praterie a baciare l’orizzonte della volta celeste.

Dopo aver seguito il lungo corridoio fino in fondo, Lalil si ferma. L’ultima torcia oltrepassata da una decina di passi, non illumina più sufficientemente il passaggio e la giovane percepisce un certo timore salirle alla gola. Quella sensazione strana a poco a poco le afferra con dita invisibili la bocca dello stomaco in una morsa fredda e salda. Con difficoltà riesce a respirare, pare che anche l’aria si fosse congelata nei suoi polmoni. – Che cerchi in questi meandri oscuri? Non hai timore della notte, piccola Lalil? – La voce la fa trasalire. Istintivamente Lalil cerca di girarsi per scappare via e ritornare nella grande sala per gettarsi tra le braccia protettrici di Ireos. Ma, malgrado cerchi di muovere gli arti inferiori, la giovane non riesce a spostarsi neppure di una spanna. Una sensazione di panico la pervade, mentre istintivamente porta  le mani verso il viso per proteggersi.
Una strana risata sconosciuta risuona  in quell’angusto spazio e dalla penombra appare una dama vestita di bianco, i cui capelli corvini si confondono con l’oscurità che l’avvolge. Man mano che avanza verso Lalil, si rivelano i lineamenti perfetti d’un viso angelico di prorompente bellezza.
– Non mi temere, piccola. Sono la proprietaria di questa roccaforte, desidero solo darti personalmente il benvenuto e conversare un po’con te… ho sentito dire che sei la figlia di Ulgór del Settimo Regno. Vi siete dovuti fermare qui ad Atanamiti a causa della neve, nevvero? – Già la dama cinge alla vita la giovane Lalil, incamminandosi verso una piccola stanza laterale, che inizialmente non era rischiarata dalle torce. Lalil rimane zitta, non sa se credere alle apparenze aggraziate della dama o se seguire il suo sesto senso che le detta prudenza.
– Mi chiamo Setira. Non provare timore, seguimi! Ti mostro la camera dove potrai riposare… Oh ma che sbadata! Posso offrirti una calda tisana di erbe? Sei gelata, mia piccola cara -.
Come in preda ad un incantesimo, colta dal profondo fascino irresistibile di Setira, Lalil la segue senza proferire verbo. Si lascia preparare un infuso di erbe e poi si accoccola rapita sopra grossi cuscini ai lati del focolare ad ascoltare la voce melodiosa della donna che inizia a raccontarle storie e leggende di Atanamiti. Il tempo pare trascorrere come se nella clessidra vi fosse acqua al posto di sabbia. Lalil, carpita dall’incantesimo, guarda le vampate rosse e gialle che danzano nel camino, per poi assopirsi ed accasciarsi pesantemente sul pavimento.

Quando Ireos ritorna alla roccaforte, la sua più grande preoccupazione è che Lalil si sia ficcata in qualche pasticcio. La cerca, chiamandola a gran voce, ma senza successo. Quasi correndo, si trova a perlustrare ogni camera ed antro fino ad arrivare in fondo allo stretto corridoio. Uno strano profumo pervade: un odore inconfondibile di resine e muschio gli solletica le narici. Ne respira a pieni polmoni l’aroma: “Mmm buono. Chissà che cos’è, ha un sentore vago di ambra… come quella che Zarbul utilizza nelle sue cerimonie divinatorie. In questa cittadella, ogni luogo ha odori e profumi che rievocano il passato! Che stranezza peculiare…quasi si volesse riportare in vita una parte ancestrale delle nostre memorie”. Strane immagini del passato riaffiorano nella mente di Ireos: egli rievoca anni della sua gioventù quando ancora viveva con la stirpe dei Mmemar, nella meravigliosa Foresta Azzurra, dove i riti si avvicendavano intrecciando realtà e magia. Si ricorda vagamente dei suoi genitori, uccisi dai lupi quand’egli era ancora infante. Ma la storia narra che il Capo branco dei Lupi lo aveva risparmiato, lasciando sulla sua pelle, all’altezza del cuore il segno delle sue zanne. Il Marchio inconfutabile del quale l’Antica Leggenda riporta: “L’infante il cui cuore sarà toccato dalle zanne del lupo, stirpe nobile lo attende”. Solo leggende? Ireos già ha raggiunto le sue 55 primavere…
Ma cos’è in effetti il Tempo? In quest’anno di grazia 17170 solo vaghe teorie, tramandate nei millenni, erano rimaste. Molte guerre avevano distrutto civiltà intere. Le terre avevano subito enormi cambiamenti ed addirittura c’è chi proclama che in passato gli Dei avessero infierito ed annientato i popoli portando all’estinzione di tutte le razze.
Ma resta il vero enigma delle tre dimensioni del tempo: passato – presente – futuro. La natura e la misura del tempo tutt’ora sfuggono al pensiero dell’uomo, e con esse, il concetto di “Eternità” è sempre un mistero. Più di una volta Ireos aveva animatamente discusso con Zarbul ed il Concilio dei Saggi i problemi che affliggono il Regno che si  estende fino ai confini degli Oceani del Caos. Anche le leggende, se interpretate nei loro messaggi sublimali, recano oscuri presagi. È forse proprio lui, Ireos, distinto dal Marchio del Lupo, l’unica possibilità di riscatto contro il Supremo Dhargar?
Sempre assorto dai suoi pensieri ma finalmente un po’ rasserenato, trova Lalil adagiata sopra il grande giaciglio, coperto tutt’attorno da veli trasparenti. La giovane dorme profondamente, un sonno apparentemente tranquillo. “Meglio così, non ho voglia di sopportare le sue stizze da bimba viziata”. Pensa Ireos mentre con cautela scosta un lembo del lungo drappeggio che nasconde in parte il giaciglio. I capelli sciolti della giovane, sono gettati attorno al suo capo, coronando di rosso le preziose sete bianche dei guanciali. Lalil appare molto bella e dolce, così adagiata a bocconi e con gli occhi chiusi. Anche Ireos si lascia intenerire dalla visione angelica di quella donna-bambina che per la maggior parte del tempo riesce a fargli perdere le staffe.
Ireos inizialmente non vede, in un angolo semi nascosta dai molteplici zendadi, la bianca figura di Setira. Ma la strana sensazione di qualche ora prima si ripresenta ancora più intensa. Si gira con cautela, scorgendo infine l’ombra della donna.
– Mostrati. Chi sei e perché ti nascondi -. Chiede rivolgendosi alla bianca figura che con passo sicuro si porta al centro della camera fino a fermarsi ad un paio di spanne da lui.
Ireos la guarda, dapprima con sguardo incuriosito, poi ravvedendosi, dacché il suo intuito gli detta precauzione, si distanzia da lei. – I tuoi poteri sono inutili su di me. Ho delle protezioni che mi rendono invulnerabile. Ora ti riconosco! Tu sei Setira. O almeno questo è il nome che solitamente utilizzi. Sei anche un’alleata del Dhargar, e questo potrebbe costarti la vita -.
Ireos estrae la lunga spada dal fodero, la porta davanti al viso prendendo la posizione del Falcone. – Non cercare di nuocere con le tue arti malvagie…Ti porto clemenza, quindi puoi spiegare il motivo della tua presenza. Cosa hai fatto alla figlia di Ulgór? Bada di non tentare la mia pazienza Setira, non nutro pietà, neppure per una donna -.
– Non essere così stolto e barbaro, Ireos. Mi ricordo di te in altre circostanze… molto, molto più cedevoli! Modera dunque il tuo linguaggio offensivo, io non ho padroni e certamente non sono alleata del Dhargar. Atanamiti non è ancora caduta sotto i suoi artigli… ed io farò ogni cosa per impedire che ciò accada. Credimi, neppure a me piace questo freddo e questo gelo intensi… non posso riscaldare neppure il mio corpo… – Così dicendo, Setira cerca di avvicinarsi all’uomo, ma questi reagisce con prontezza: – Ehi ehi, lontana da me. Mi ricordo cosa è accaduto l’ultima volta che sono stato tuo “ospite”. Molte lune sono transitate nel firmamento ed i pianeti si sono spostati… non sono più il giovane sprovveduto che passeggia nei boschi profumati fuori dalle candide mura di Zetrak -.
Entrambi ricordavano. Certo, e fin troppo bene! E’ vero: il tempo è trascorso, ma le forze mistiche scaturite da quell’incontro non sono del tutto estirpate dalla memoria di entrambi. Si erano bagnati alla Fonte Sacra, dove le dolci acque accarezzavano con dita setose i loro corpi. Era stato tutto come in una magia creata appositamente per quell’incontro. I loro giochi li avevano rapiti alla realtà, mentre i corpi si cercavano con lo stesso ritmo dettato dall’acqua che gorgogliava dalla fonte. Ore ed ore, avevano trascinato il loro sublime piacere, per poi lasciarsi cadere tra i morbidi drappi al bordo dell’acqua, permettendo al sole di asciugare i loro corpi. Come avrebbero potuto dimenticare? In seguito, entrambi cercarono quelle stesse sensazioni sublimi, ma nessun uomo o donna era riuscito a procurare loro lo stesso divino piacere.
Erano stati concepiti per unirsi: così era stato scritto e tramandato nelle leggende del Regno di Silkir. Era Anime Gemelle, i mistici Eoni. Solo con la forza magica della loro unione cosmica si sarebbe generata l’Energia. Forse questa è l’unica maniera per porre fine alla morsa di ghiaccio del Dhargar.
Setira sospira trattenendo una risata: – Certo sono trascorsi diversi anni da quel pomeriggio. Ma mi fa piacere che non ti sei dimenticato di me. Non pensi sia di buon auspicio, Ireos? – L’uomo resta immobile, mentre però un lieve rossore gli colora le gote, una tensione forte lo avvinghia al ventre facendogli provar un certo piacere fisico… mutamento che non passa inosservato allo sguardo vigile di Setira.
– Ah, vedo che ricordi molto bene. Deduco anche i particolari, e non solo dal tuo carnato lievemente arrossato. Certo, è più educativo essere in mia compagnia che non dover passare le ore a fare da chioccia ad una bambina viziata come questa! – Afferma ridendo Setira puntando il dito verso il giaciglio dove Lalil rimane immobile.
– Lasciamo perdere queste quisquiglie donna. E lasciamo dormire questa bambina che almeno ci lascerà discutere in santa pace. Mi devi parecchie spiegazioni, ho anche già parlato con il Landlord, vorrei poter lasciare Atanamiti al più presto. E tu sai perché siamo diretti a Zetrak, nevvero? –
– E chi non è informato Ireos!Anch’io sono stata invitata a presenziare alla cerimonia in onore di Lady Lillea… Però, con questo freddo pungente ed i pericoli disseminati sul cammino per Zetrak, preferisco restare qui ad Atanamiti. Il Regno Interno non è ancora in guerra! – Lo sguardo cupo di Setira porta ancora più dubbi ad Ireos, dopo le spiegazioni che aveva ascoltato direttamente dalla bocca del Landlord, le conferme di Setira incutono una certa premura. – Penso che le leggende debbano essere ascoltate… Il Lupo che c’è in te, dovrà mostrare le sue zanne, Ireos! Se ora ti trovi qui, dove io ti attendo paziente già da mesi… è perché dobbiamo agire insieme. E non per unica voluttà o bramosia! – Setira sorride candidamente mentre con una mano discosta i lunghi capelli che le scendono brillanti e setosi fino a coprire le sue sensuali forme. Il gesto è un chiaro invito, ed Ireos si irrigidisce.
L’uomo inizia a passeggiare nervosamente misurando da parete a parete la stanza; il fodero che custodisce la lunga spada, si è leggermente staccato dal gambale e appare ad ogni passo sinistro. L’uomo si getta sulla spalla il lembo del pesante mantello e si china in avanti per riavvolgere con cura il cordoncino che fissa il fodero alla coscia.
Percepisce l’odore della donna, si sente la testa confusa e le immagini della Fonte ritornano nella sua mente con estrema prepotenza: in fondo, cosa temeva? Temeva che Setira potesse coartarlo ad atti che… in fondo non gli erano per nulla dispiaciuti. Sempre chinato, alza lo sguardo ed intravede un lembo di cielo turchese privo di nuvole, con minuscole pagliuzze dorate. Gli occhi di Setira si rispecchiano in quelli delle sue verdi praterie.
– Non mi odiare, Ireos dolce. Non voglio nuocere a voi. Ammetto che le mie maniere non sempre sono rispettose… ma questa volta credimi, non sono un’alleata dell’oscuro Dhargar. Mi rifiuto di seguire i suoi ordini, dimentica forse dei rischi che corro, ma Atamaniti deve restare libera e questo è quanto il Landlord ed io cercheremo di tutelare. Lascia che la leggenda si avveri, prendimi, o Lupo solitario, sono la tua preda! -. Setira accarezza i morbidi boccoli carbone dell’uomo, mentre questi sente nuove vampate di fuoco nostalgico dentro il suo essere. Una sorta di conflitto avviene nel suo cuore: da una parte i sentimenti e dall’altra la saggezza. Ma si ricorda anche delle parole di Zarbul! Sapeva che Setira è l’unica via d’uscita… l’unico strumento potente per riscattare il Regno.
Infine Ireos si alza, prendendo con estrema dolcezza tra le sue braccia la donna, e, poggiando le sue morbide labbra sul collo di lei le sussurra: – Non ho dimenticato nulla… come potrei? Sei stata per interminabili anni la mia unica ragione di vita… Ti ho amata come non ho mai potuto amare altra, ti ho venerata come venero la stessa divinità della Luna… Setira! Oh mia dolce Setira… Non sai quanto possa bruciare di arduo desiderio la mia carne. Dammi la Luce dell’Anima, portami nel Paradiso dei Mmemar -.

Lalil si risveglia solleticata da un raggio di esile luce solare infiltratasi dalla finestra ad oriente. Tenui ricami si riflettono sulle bianche pareti, laddove il sole è riuscito ad oltrepassare i pesanti tendaggi. La giovane si guarda dapprima attorno cercando di capire dove fosse, poi la memoria le torna pian piano. La rabbia che aveva provato la sera prima era sparita, solo un senso di smarrimento infastidisce i suoi pensieri. I veli che l’attorniano, le calde coperte e pellicce che l’hanno protetta dal freddo, emanano un odore rassicurante. Richiude gli occhi per un attimo, poi con lentezza cerca di mettersi in piedi.
Una serva  arriva correndo: – Mia Signora, attenda! La mia padrona ha disposto che io sia al suo servizio… lasci che l’aiuti.Venga, guardi, il sole è ritornato! Non pare vero, dopo più di un mese di ininterrotta neve…- Con grande agitazione l’anziana donna discosta completamente le pesanti tende di damasco e apre la finestra per permettere alla forte luce di penetrane nel locale ancora in semi-oscurità. L’aria è comunque gelata e frizzante con un leggero sentore d’abete; anche Lalil si avvicina stiracchiandosi alla finestra, raccogliendo i suoi lunghi capelli con le mani ed affrancandoli con una forcina di metallo sulla nuca.
Dal basso, nel cortile adiacente al mastio, giungono voci concitate e nitriti di cavalli e caribù. Tutti sono in fervore, come se Atanamiti si fosse risvegliata dopo un lungo letargo. Lalil osserva sorridente: – Bene! Perfetto, ora non ci sono più scuse per restare qui inchiodati. Possiamo partire subito per Zetrak…Presto, aiutami a rivestirmi… devo trovare Ireos… Dov’è finito il mio accompagnatore, l’uomo alto e forte dai capelli ricciuti color della notte? –
La serva sorride, portando davanti alla bocca la mano, quasi avesse timore che troppe parole potessero sfuggire in pettegolezzi. – Mia Signora, penso… non so… forse bisogna chiedere alla mia padrona… Setira -. Davanti al viso costernato e livido di Lalil, la serva scappa via, richiudendo con fragore i pesanti battenti della camera. Nell’aria resta il ticchettio metallico del chiavistello, mentre il grosso fiocco attaccato alla chiave, dondola avanti e indietro. Imbarazzata, Lalil fa qualche passo in direzione della porta, poi uno strano sorriso sboccia sul suo viso: “Ahhh bene bene, allora anche il bellissimo Ireos è vulnerabile… Ed io che pensavo fosse immune all’odore di donna!”
Misura con passi rapidi il lungo corridoio che la sera precedente aveva percorso con sentimento di rabbia irrefrenabile; ora ha scoperto qualcosa che potrebbe permetterle di riscattare l’offesa arrecatale da Ireos. Lo tiene in pugno!
Lalil trova l’uomo nelle scuderie, intento a parlare in maniera agitata con il guidatore della loro slitta. Stanno già preparando i caribù. Evidentemente Ireos aveva deciso di partire senta tardare. – Ma buongiorno! Ecco dov’eri finito… ed io che pensavo di ritrovarti tra soffici broccati e sete profumate, a riposare le tue membra dopo una notte di follie! – Lalil arrossisce nel pronunciare la frase provocatrice; ciocche ramate scendono a coronare il suo pallido viso, mentre gli occhi luminosi accentuano il sarcasmo della parola. Ireos si volta, con estrema lentezza, quasi avesse timore di scoprire chi avesse pronunciato quella frase velenosa. – Come ti permetti? Bambina capricciosa? Ti do un’ora di tempo per rifocillarti e preparare le tue cose…Non eri proprio tu ad avere fretta di raggiungere Zetrak al più presto? – Girando nuovamente le spalle a Lalil, Ireos continua ad impartire i suoi ordini ai garzoni e uomini del seguito; infine si riavvolge per bene nel grande mantello e s’avvia verso la roccaforte senza neppure degnare di uno sguardo la giovane.
Lalil, come inebetita, lo guarda allontanarsi; ora i raggi del sole si riflettono con estrema forza sulle superfici innevate facendo risaltare maggiormente l’imponente statura dell’uomo.

La grande slitta scivola  senza fare rumore sopra la candida distesa, mentre il sole brilla con vigore dall’alto di un cielo completamente terso: l’azzurro ed il turchese marcano l’orizzonte d’una sottilissima linea argentea, mentre pennacchi di fumo si scorgono qua e là disseminati durante il percorso lungo la Kerek-nev.
– Bene, siamo in cammino da più di quattro ore, propongo una sosta per rifocillare ed abbeverare i caribù. Laggiù c’è un punto di ristoro, avranno certamente anche del chaii e qualche dolce di mais per noi. Hai fame Lalil? – Ireos  ha più volte cercato di essere accondiscendente e gentile con la giovane, ma questa, impettita, non lo degna neppure di uno sguardo. Alla fine Ireos continua ad ignorarla, evitando di sprecare parole e concentrandosi sulle carte e pergamene che sta leggendo con grande interesse e curiosità. Queste gli erano state donate da Setira… ad Ireos pare abbiano la stessa fragranza della donna… o forse è solo una sua impressione.
Ricorda ancora le sue morbide labbra e quel suo corpo così invitante mentre gli sussurrava: “Con il Reggente di Zedrak dovrai tenere un concilio di tutti i Landlord dei ventidue dominî del Regno Interno ed Esterno. Grande urgenza è riposta nel tuo operato! Le nostre Energie unite nell’amplesso permetteranno un controllo temporaneo sull’oscura forza del Supremo Dhargar. Questo vantaggio non durerà molto a lungo… ed io non posso seguirti, anche se il mio cuore lo desidera più di ogni altra cosa. Prendi! Queste pergamene contengono le Formule e Codici dei Mmemar. Saprai utilizzarle per i nobili propositi che segui… Ora vai, presto! Ti attenderò, Amore mio!”
Ad Ireos, il timore di lei pareva essere unicamente un ricordo. Non vi era traccia del Supremo Dhargar o dei suoi fidi. Con l’arrivo del sole, negli spiriti degli uomini in qualche maniera è risorta la speranza. Questo gli era stato riferitoda Setira… ed Ireos ha riconosciuto i poteri magici della donna… utilizzati non solo per scopi di concupiscenza ma anche per tutelare la salvaguardia della pace nei Dominî.
“Molto spesso le cose sfuggono alla nostra osservazione a causa della loro evidenza! Se vuoi nascondere qualcosa, mettilo bene in vista… passerà inosservato”.
A questo pensa  Ireos mentre legge le pergamene di Setira. Le formule e disegni arcaici non si lasciano penetrare dal suo pensiero razionale: “Il Soffio dell’insondabile”. Questo gli era stato spiegatoda Zarbul, in ardue elucubrazioni sull’antichissima scienza che dava un significato esoterico a molti fatti. Nell’evocare Harqil, la forza del Dio della Guerra, anche i Mmemar ottenevano le loro vittorie. E di questo Ireos ne è cosciente.
La grande slitta corre sulla Kerek-nev, attraversando il candore dei paesaggi dove foreste e vallate si susseguono in un mare di purezza inviolata. La neve inizia a sciogliersi sugli alberi isolati, ora irrorati da un sole caldo ed accarezzante. Gli animali dei boschi accompagnano il percorso della slitta, osservando da lontano. L’aria si è fatta mite ed il profumo di resine si propaga nell’aria. Ad un tratto, in lontananza s’intravede il bianco fiore dalle parvenze di un immenso cristallo: Zetrak, la città degli scintillii.
Ireos respira a pieni polmoni: – Bene, tra poco arriveremo! Ci attende molto lavoro, ma ho la convinzione che il Supremo Dhargar potrà essere annientato. Il Sole ed il suo Carro hanno fatto ritorno… il gelo è debellato! –

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5 Comments

  1. Ciao,
    ho aperto un blog di scrittura creativa, se ti andasse di visitarlo mi farebbe molto piacere 🙂

    http://chemicalpostit.wordpress.com/

    Chemical

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  2. Non avevo mai letto i tuoi racconti, molto bello! Cercherò i tuoi libri…
    Grazie per la tua “presenza”, Un saluto e un sorriso

    Reply
  3. Non ho mai amato il genere fantasy. Eppure, per contraddizione, sai qual’è il mio scrittore preferito? Terry Brooks.
    Questo perchè penso, ed ho sempre pensato, che ci sia un grave errore da parte di chi pubblica e, in parte di chi legge; quello di etichettare.
    Cosa significa “è di genere giallo, noir, rosa, fantasy ecc.”? nulla. Ogni storia racconta vicende di creature pensanti. Uomini, animali o miti e leggende. Terry Brooks stesso afferma (e con lui George Lucas); “io non scrivo fantasy; scrivo di avventura!”
    Certamente. Perchè ogni genere, alla fine, è solo una grande avventura.
    Con risvolti di sensibilità (gialli, noir, rosa, fantasy o altro) direttamente proporzionali alla penna di chi la scrive.
    Credo che il tuo ultimo prodotto rispetti queste caratteristche; narra vicende di creature pensanti. Le migliori che si possano narrare. Da sempre.
    Un sorriso per la tua giornata.
    ^___^

    Reply
    • Alberto, molte volte nella vita ci si contraddice… fantasy si, fantasy no… e poi mi ritrovo il romanzo di Christofer Paolini (il 4°) tra le mani… 200 pagine che mi conciliano il sonno.. terribilmente soporifero… poi, improvvisamente, qualcosa accade (evviva la cocciutaggine) e mi trovo proiettata il qualcosa di speciale! Non avevo letto i precedenti romanzi, eppure il quarto 8 (ed ultimo della saga) mi è sembrato “speciale”…
      Ciò che hai letto, “Atanamiti – Regno interno, diciassettesimo dominio di Silkir” è a dire il vero un estratto dall romanzo Le 27 pietre della luna (nel cassetto da un paio d’anni) ma siccome lascio-e-poi-riprendo, non ancora giunto a maturazione. Ho pensato di riproporre un estratto poiché l’attuale romanzo al quale sto “lavorando” è ambientato nella Taiga Siberiana 😀
      Ma penso tu conosca bene il “sentimento”….

      Reply

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  • Piccoli passi nella Taiga (not published)

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  • The Annwyn’s Secret Austin Macauley London ISBN 9781785544637 & ISBN 9781785544644

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