Recensione di C. Giovannoni

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Questo nuovo coinvolgente romanzo di Annunziata Scarponi è drammatico… affronta un argomento che tocca ognuno di noi: il dolore, la malattia, la degenza e la morte.
E con loro l’immancabile sofferenza straziante, che avvolge in un abbraccio di ghiaccio le persone che sono coinvolte.
Il lettore è trasportato, pagina dopo pagina, a vivere queste forti emozioni, trovandosi più volte con gli occhi umidi tanto la descrizione è fedele e profonda.
“… si vive correndo, dibattendosi, per cosa? Per finire prima questo percorso terreno? Dio mio, perché c’è tanta cattiveria nel mondo? Perché si deve soffrire, morire per poi con te rinascere? Non può essere questo il nostro definitivo luogo di permanenza?”
Il monologo di Marianna, porta dunque il lettore ad ulteriori considerazioni che,  ineluttabilmente, rimangono senza risposte tangibili.
La storia è tessuta con abilità attorno ai personaggi di Annamaria e Marianna, sorelle che convivono nella stessa abitazione.
L’emozione voluta dall’autrice è quella di permettere al lettore di “far propria la sofferenza”, da quella conflittuale vissuta nel rapporto tra le due giovani sorelle, a quella nel rapporto affettivo tra Marianna e l’avvenente medico del quale è innamorata, a quella dell’infedeltà e fino al dolore provato dagli stessi pazienti degenti nell’ospedale dove entrambi lavorano.
Altri personaggi entrano in scena, portando a loro volta gli spunti per nuove e profonde riflessioni: un’amica infermiera legata da sincera amicizia, una collega che cerca disperatamente di dimostrarsi “distaccata”, illudendosi di non essere vittima dello stesso dolore provato dai pazienti che cura, una dolce anziana senza famigliari in fase terminale, che sarà il riscatto ed opportunità per Marianna di finalmente seguire il decorso della “sua vita” rompendo il cordone ombelicale con la sorella Annamaria, un sacerdote che riprende a parole lo stato d’animo angosciato di Marianna offrendole la sua amicizia leale…
Durante la lettura, si arriva a percepire l’odore inconfondibile dei nosocomi. Si rivivono le chiacchiere, le cattiverie e le sgarberie tra colleghi. Si soffre con chi, per una o l’altra ragione, è toccato da questi atteggiamenti così poco edificanti.
Ma nella vita a volte le incomprensioni sorgono beffarde e vengono alimentate negli anni modificando inevitabilmente i rapporti tra le persone.
Nell’atroce realtà del tradimento, Marianna ed Annamaria si ritrovano a condividere lo stesso struggente dolore. Fino a quando, forse anche grazie all’indulgenza dello stesso sacerdote, la fitta coltre dell’odio si dirada permettendo ai sentimenti veri dell’amore di nuovamente pulsare nel cuore di entrambe le sorelle.
Ma la svolta decisiva del racconto, che fino all’ultimo istante tiene il lettore col fiato sospeso, sarà ciò che di meno ci si attende… e qui di nuovo, il fato o destino può giocare un ruolo predominante nell’esistenza di ogni essere umano.

C.Giovannoni

 

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