Pietre ed acqua

fiume_maggia

 

Lo sguardo di Charlotte correva accarezzando le rotondità delle grandi pietre, mentre lo scialacquio dell’acqua cercava di cancellare ogni turbamento dalla sua mente.
Quello era il luogo perfetto per ricercare, nei meandri della memoria, le verità che restavano dissimulate dalla percezione del tempo.
Dov’era, veramente?
Coi piedi immersi nella frescura del fiume, tra rocce millenarie levigate dal vigore della natura, la giovane si sentiva un esile fuscello in balia della forza del pensiero.
Spesso, discutendo coi pochi amici che aveva, cercava di spiegare, ma forse solo a se stessa, che nella vita nulla era dato al caso. Esisteva una realtà fisica, nella quale si è imprigionati, come pure coesisteva una realtà intangibile. Una sorta di visione allo specchio, ma qual’era dunque il mondo reale? Forse la realtà era ciò che percepiva attraverso il sogno?
-Stai nuovamente pensando a lui?
La voce alle sue spalle l’aveva fatta trasalire, mentre poi cercava inutilmente di trovare una risposta garbata. L’uomo la stava osservando con severità, gli abiti dimessi di chi aveva vagato da tempo senza dare troppa cura alle apparenze che sempre possono ingannare.
-Non mi tormentare. Vattene e lasciami in pace, vuoi? Almeno per qualche ora ancora…
Poi la giovane gli aveva infine sorriso, nella convinzione che tutto rientrava in uno schema perfetto, forse anche totalmente incondizionato da quella presenza inconsueta. Era proprio per questa ragione, che lei si rifugiava nella solitudine della natura per cercare di oltrepassare quel varco così esile che solo le ricordava prudenza.
-Scusami Charon. Non sono d’umore incline ad ascoltare prediche, oggi. Ho bisticciato con mamma per delle futilità, poi ho cercato rifugio qui.
Suo padre era partito da anni, lasciandole un vuoto incolmabile che sua madre inutilmente aveva cercato di riempire e che il tempo aveva unicamente trasformato in una sorta di baratro. Da vera funambola, Charlotte poggiava le sue parole sul filo della Vita con la stessa dolcezza dell’amore incondizionato, cercando sempre di conciliare ogni incognita con la positività delle soluzioni più opportune.
Questa era la sua ricerca della saggezza, che l’obbligava a confrontarsi con l’ostilità ad una società priva di scrupoli ed avida di potere. L’incomprensione l’accompagnava quindi come fedele ancella.
Dov’era allora suo padre?
In una dimensione parallela alla quale anche lei, un giorno, avrebbe avuto accesso?
Forse. Ma non v’era certezza, nessuno era mai tornato sui suoi passi per confermare agli scettici una nuova esistenza oltre il trapasso fisiologico.
L’uomo l’aveva infine raggiunta, balestrando e calibrando il suo peso sopra due pietre traballanti.
-Non è cercando rifugio nella solitudine che riesci a trovare la soluzione per i problemi che ti assillano, Charlotte.
Charon aveva sfilato la palandrana che lo avvolgeva nel grigio che lo faceva dissimulare tra le pietre del greto del fiume, poi si era accovacciato poggiando i gomiti sulle ginocchia.
Il suo sguardo era sornione, come quello d’un gatto colto a rubare cibo in cucina.
-Ti stai mordendo la lingua per non rispondere, Charlotte?-
Un boato in lontananza aveva smorzato per un attimo la tensione che si era creata.
-Sta per giungere un temporale!
Aveva sorriso di rimando Charlotte continuando, -adoro la pioggia, i fulmini… sono l’espressione della grande forza della Natura!
Cercava di eludere le sue domande inquisitorie, era evidente.
Ciò che la Vita le aveva insegnato, attraverso dure lezioni indipendentemente dalla materialità, era l’esistenza della “dualità”: nella condivisione del bene e del male.
Nessun simposio d’antichi filosofi, nessuna diatriba accesa da visioni legate al primigenio degli dèi o semidèi, tutto era solo concentrato in quell’atavica domanda.
Una domanda, alla quale nessuno aveva saputo dare una risposta fondata e sagace.
La forza della Natura era però cosa assodata, inconfutabile, e Charlotte prendeva energia vitale da questa forza.
-Certamente è il tuo elemento preferito- aveva riso di gusto l’uomo -ma finirai con l’inzupparti fino alle ossa. Penso sia saggio se ritorniamo sul sentiero.
Si era alzato gettandosi sulla spalla il suo mantello di cenere, poi aveva allungato la mano verso la giovane ammiccando:
-Come vedi, ogni qualvolta ti trovi nei pasticci, sempre mi tocca venire a trarti d’impaccio. Brutto mestiere, il mio, specialmente quando mi ritrovo in compagnia di una giovane troppo curiosa e piena di domande! Lascia correre i quesiti assillanti, Charlotte. Ogni cosa a suo tempo…
Poi con uno strattone Charon l’aveva aiutata a ridiscendere da un grosso masso, prima di serrarla con forza tra le braccia.
Chi era lei, in questo mondo, seppur ancora saldamente legata a ciò che rimaneva occultato all’altro lato dello specchio?
Il gorgogliare dei flutti che scendevano impetuosi nel fondovalle, serrati tra ripidi pendii rocciosi, erano di poco conforto alla giovane che, malferma sui piedi, cercava un appoggio per fermarsi.
Grosse gocce di pioggia avevano iniziato a disseminare macchie puntiformi sulla superficie delle immense pietre.
Charlotte aveva per un attimo trattenuto il respiro, mentre assaporava l’odore dell’acqua e nel frattempo, l’abbraccio affettuoso di Charon.
-Bello rivederti! Effettivamente sempre giungi quando ho bisogno della tua presenza.
La giovane aveva quindi sorriso con dolcezza mentre si sfilava da quelle braccia protettive. Ora la pioggia stava ricoprendo d’oscure ombre tutti i massi mentre il fogliame dei bassi cespugli s’illuminava d’un verde brillante.
Il ticchettio della pioggia sulle foglie era appena percettibile sopra lo scrosciare dell’acqua che scendeva impetuosa verso valle.
L’azzurro del cielo era stato oscurato dal vento carico di nuvole cobalto, ocra e cenere: i colori del temporale estivo che in un attimo avrebbe dilavato terra e rocce.
-Avrei preferito trovarti altrove, mia cara, ora non senza fatica dovremo risalire le ripide sponde fin lassù dove c’è il sentiero. Dai, muoviti, prima che succeda il finimondo… mi sa che tra un po’ arriverà anche la grandine. Spicciati, Charlotte!
Un po’ sbuffando indispettita, la giovane lo segue lasciandosi aiutare, facendosi trascinare di peso, nei punti più ripidi e scivolosi.
In quegli attimi pensava, paragonando quel momento alle peripezie della vita, che più di una volta aveva necessitato l’aiuto di chi veramente le voleva bene.
Quando tutto le sembrava insormontabile, quando le tempeste della vita imperversavano sopra il suo mondo interiore, Charlotte si sentiva come un fuscello esile ed in balia degli elementi.
Eppure, come ora, un Angelo aveva accolto il suo silenzioso grido d’aiuto… in fondo, nulla era dato al caso: solo un esile filo separava i due Mondi!
Nella vita bisognava saper essere funamboli e questo, ancora una volta in più, era ciò che Charon le stava confidando.
-Puoi farcela, vieni, ancora un profondo respiro…
Ed era precaria fragilità dell’Essere paragonabile al silenzio dell’acqua.

©Claudine Giovannoni

(idee per un romanzo)

 

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