• Simply… woman

    Sara Luna e Claudine
  • I support ANIMAL RIGHTS

  • me and my girl :-)
  • Mi sento unicamente una "Cittadina del Mondo"
    figlia, madre, amica, compagna, donna...
    Ho viaggiato lungo rotte conosciute ed altre ignote, per lavoro ma anche per curiosità o solo per il desiderio di scoprire nuovi luoghi!
    L'esperienza a contatto con altri popoli, religioni e culture, mi ha insegnato a venerare Madre Natura ed ogni forma di vita che ci conduce a valutare precetti inconfutabili, ma che purtroppo troppi ignorano nel più assoluto egoismo.
    Vi apro le porte del mio mondo virtuale... seguitemi lungo l'itinerante scorrer d'acqua lasciando traccia di vissuto.

  • What to say about Claudine? She is passionate about living a present, balanced and authentic life, with a healthy dose of humor! She loves to travel the world, explore new places, people and food, but equally loves to retreat into silent solitude. She is a writer who follows a hidden path, into an unfamiliar world. If you just surrender and go with her on her eerie journey, you will find that you have surrendered to enchantment, as if in a voluptuous and fantastic dream. She makes you believe everything she sees in her fantasy and dreams. But as well you take a journey to the frozen mountain peaks of the north of Europe, to the crowded sweating streets of Mexico or Africa. Her characters are wonderfully real and wholly believable perfectly situated in her richly textured prose. She’s a lovely person and she writes with exquisite powers of description! She’s simply great! R. McKelley

    ***

    Chi è Claudine? Lei è appassionata nel vivere al presente una vita equilibrata e autentica, con una sana dose di humour! Ama viaggiare per il mondo, esplorare nuovi luoghi, persone e cibo, ma ugualmente ama ritirarsi in solitudine, nel silenzio. E' una scrittrice che segue un sentiero nascosto, verso un mondo sconosciuto. Se solo vi arrendete e andate con lei in questa spettacolare avventura, realizzerete che vi siete confidati all’incantevole, come in un sogno fantastico ed avvolgente. Vi farà credere ad ogni cosa che lei vede nei suoi stessi sogni e fantasie. Ma inizierete anche un viaggio verso le cime ghiacciate del nord Europa, verso le strade affollate del Messico o Africa. I protagonisti sono magnificamente reali e totalmente credibili stupendamente inseriti nella ricca trama di prosa. E’ una “grande” persona e scrive con uno squisito potere descrittivo. E’ semplicemente magnifica.

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Isn’t over… biodiversity is still in danger

It was a decisive weekend for biodiversity in our little Switzerland. This doesn’t mean that the problems for some species of animals are over. There will always be hunters aware that in order to practice their bloodthirsty “sport”, they will kill pregnant ungulates or undersized one’s mistaking them for some other species… they will kill the dog of the fellow hunter by confusing him with a boar or worse, they will shoot at another hunter. A fatal mistake, which unfortunately happens all too often even at our latitudes.
There always will be poachers of all kinds, even those who are game-wardens by profession, which happened and which caused a scandal in western Switzerland a couple weeks ago. Therealways will be the bloodthirsty on the hunt for trophies: coveted by personalities who love the macabre ornament, the horns to hang in the farmhouse or domestic living room. There always will be those from abroad who are ready to shell out a lot of euros, which go into the pockets of unscrupulous municipalities.
There will be the usual bastards who will set traps or shoot at random, and perhaps not mortally wounding their victims but leaving them to wander for days in abominable pain before dying.

Nobody likes to talk about that.
It spreads over the usual veil of silence.
It is a truth that sporting hunters, taking up a nice rifle complete with a telescopic sight that allows you to identify the prey from miles away, will not admit.
Just as they will not confess to foraging their future prey by putting food and salt in selected areas, to make sure that the animals get used to it. It will then be an easy task, at the opening of the hunting season, to return there no longer with forage but with a rifle and bullets.
Although with a small “gap” since the “most cruel canton’s in terms of tolerance towards animals” accepted the changing of the Hunting Law by a large majority, and the list of these cantons was clear even before the count was made.
But, at least, for this time, common sense prevailed.
The Federal Council will already be planning a rematch: they will be angry by this setback; I dare to say, “bestial” mad.

I was surprised and disappointed by the arguments of many people who, perhaps out of naivety or ignorance, still believe in the “danger” of certain animals towards humans.
I can understand that the beaver with its dams floods the cultivated fields and annoys the farmers, or that a swan to protect her offspring attacks the tourist with a camera, creating a moment of panic.
We humans are the problem, with our arrogance in wanting to believe ourselves masters of the world! If we tried to respect all species (even plant species) by observing an appropriate conduct, there would be no absurd problems, apparently in some isolated cases.
The same thing goes for large predators: there are rules and behaviors to consider in how to properly protect farm animals, as well as ourselves when we are in presence of predators.
Man is not the master of the world. We have stolen the territories of many species, many already extinct at the same time. We are in a catastrophic situation where the threat of extinction affects us personally; biologist and scientists have calculated that in 15 – 20 years 70% of all species will be extinct.
Is this what we want?
Isn’t it better that humanity finally pay the right respect to a planet that gives us nourishment, without asking for anything in return?

È stato un fine settimana decisivo per quanto concerne la biodiversità nella nostra piccola Svizzera. Questo non significa che i problemi per alcune specie di animali siano conclusi. Ci saranno sempre cacciatori avvidi che pur di praticare il loro “sport” sanguinario, ammazzeranno ungulati gravidi o piccoli sotto misura scambiandoli per qualche altra specie; che uccideranno il cane del compagno cacciatore confondendolo con un cinghiale o peggio ancora spareranno ad un altro cacciatore. Un fatale errore, che purtroppo accade fin troppo spesso anche alle nostre latitudini. Ci saranno sempre i bracconieri di ogni tipo, anche quelli che di professione fano i guardiacaccia, cosa accaduta e che ha generato uno scandalo nella Svizzera occidentale qualche settimana or sono. Ci saranno sempre i sanguinari alla caccia di trofei: le corna da appendere nella cascina o salotto domestico, sono ambite da personalità che amano il macabro ornamento. Quelli che dall’estero sono pronti a sborsare fior di euro, che vanno in tasca ai comuni privi di scrupoli. Ci saranno i soliti bastardi che metteranno trappole o spareranno a vanvera, magari ferendo non mortalmente la loro vittima ma lasciandola a vagare per giorni in preda ad abominevoli dolori prima di morire.

Ma di questo, non se ne parla. Si stende sopra il solito velo dell’omertà.

Sono verità che gli sportivi cacciatori, imbracciando un bel fucile con tanto di mirino telescopico che permette di individuare la preda a chilometri di distanza, non ammetteranno. Come non confesseranno di foraggiare le loro future prede mettendo in zone prescelte cibo e sale, per assicurarsi che gli animali vi prendano l’abitudine. Sarà poi un gioco, all’apertura della caccia, ritornarvi non più con il foraggio ma con fucile e pallottole. Anche se con un piccolo “scarto” visto che i cantoni più crudeli in fatto di tolleranza verso gli animali hanno accettato a grande maggioranza, e la lista di questi, era chiara ancora prima che si facesse lo spoglio.

Ma, almeno per questa volta, il buon senso ha avuto la meglio. Il Consiglio Federale starà già pianificando una rivincita: saranno incavolati per questo smacco oserei dire “bestiale”. Sono stata sorpresa e delusa dalle argomentazioni di tante persone che, forse per ingenuità o per ignoranza, ancora credono nella “pericolosità” di certi animali verso gli umani. Posso capire che il castoro con le sue dighe allaghi dei campi coltivati ed infastidisca gli agricoltori, o che un cigno per proteggere la propria prole assalisca la turista munita di macchina fotografica creando un attimo di panico.

Il problema siamo noi umani, con la nostra arroganza nel volerci credere padroni del mondo! Se cercassimo di rispettare tutte le specie (anche quelle vegetali) osservando una condotta appropriata, non ci sarebbero problemi assurdi, a pare qualche caso isolato. Stessa cosa vale per i grandi predatori: ci sono regole e comportamenti da osservare per come proteggere in modo corretto gli animali da allevamento come pure noi stessi quando ci trovassimo al loro cospetto. L’Uomo non è il padrone del mondo. Abbiamo rubato i territori a moltissime specie, in parte nel contempo estinte. Ci troviamo in una situazione catastrofica dove la minaccia d’estinzione ci tocca personalmente, scienziati biologi hanno calcolato che tra 15 – 20 anni il 70% di tutte le specie sarà estinto.

È questo che vogliamo?

Non è forse meglio metterci una volta per tutte a portare il giusto rispetto verso un pianeta che ci dà nutrimento, senza chiedere nulla in cambio?

Undercover worker inside a slaughterhouse * sotto copertura in un mattatoio

(KEYSTONE/Martin Ruetschi)

****Testo in italiano, dopo la seconda immagine****

Source The Doe by Alan G. activist/Progressive/Millennial https://www.thedoe.com/narratives/inside-a-slaughterhouse

A scathing look at the animal cruelty inside a slaughterhouse, from an investigator, vegan and activist.

“I can’t cave any of them.” That’s what I reminded myself, day after day, as I looked upon the faces of the animals who would soon be slaughtered. “Just do what you came here to do,” I would add, locking my eyes forward to concentrate on the task at hand. There’s no time to stop and be sentimental. At a slaughterhouse, there’s always work to be done.

During the years I was an undercover investigator, I worked at three slaughterhouses in three different states on behalf of a national farmer animal protection organization. While working, I used hidden camera equipment to document the painful reality of animals endure on the last day of their lives.

I often asked myself how I ended up where I was. Like a lot of people in the vegan movement, I would call myself an animal lover. When I was young, I only had a few career goals. After seeing Jurassic Park, I wanted to grow up and study reptiles. Then, after consuming copious comic books, I wanted to be a hero. I combined these goals and eventually earned a master’s degree in ecology, with the goal of doing conservation research to protect wild animals. But, while I was in school, I learned about the suffering of farm animals through a labmate, the first vegan I ever knew in real life.

You probably guessed this already, but after a lengthy process, I became a vegan as well. Why wouldn’t I? Not only is meat production cruel, but it’s also notoriously bad for the environment, in terms of land use and emissions. So, it appealed to me as someone interested in conservation. In fact, I was so entranced with veganism and its benefits that I decided to keep my career options somewhat open. I wanted to either end up in field research or in activism. The non-profit I continue to work for today was the first to respond to my resume, which eventually brought me to those slaughterhouses.

I ended up working at chicken, pig, and lamb slaughter facilities before I retired from fieldwork. I saw cruelty everywhere I went: some intentional and some as a result of companies trying to maximize speed (and, therefore, profits).

The chicken slaughterhouse: animal cruelty bordering on torture

My first job undercover was at the poultry plant, working live hang. Our one job was to pull chickens off a conveyor belt and wedge their legs in shackles passing by at eye-level. We were supposed to handle 24 chickens per minute, an impossible time frame for anything even resembling “humane”. The birds would struggle; they would flap their wings or defecate out of fear, releasing feathers, blood, and feces everywhere. The other workes seemed unconcerned with their plight. They would tear feathers off to throw at one another, or press the bodies of chickens against the metal conveyor belt in retaliation against their struggling. Sometimes, the workers at the head of the line would take a few steps back and hurl the birds at the shackles like they were baseballs. Often, the birds would successfully end up in the shackles after these pitches. It was easy to see that the workers had practiced this method.

The pig slaughterhouse: inhumane methods of killing

My second position was at a slaughterhouse supplying a household name in pork products. I ended up working two different jobs there, one of which was on the kill floor. Part of the job was herding the animals through chutes and pens until they reached the stunner. Afraid and/or injured, sometimes they wouldn’t want to move or simply couldn’t. And when the pigs weren’t moving, the workers started to become violent.

We had “rattle paddles” which look like oars with the flat end filled with noise-making beads. Workers would raise these paddles above their heads and bring them down on the heads or bodies of pigs. Several times, I was admonished by other for not doing this. “Hit them! Hit them” they would yell at me. We also had access to electrical prods, which others workers would use on animals multiple times, sometimes in the face or near the genitals. The sick ones would be pulled by their tails or shoved out of the pens. We were supposed to use a sled to do that, but a supervisor told me they just didn’t have the time.

When the animals got past the chutes, a worker would use an electrical stunner on them. The hogs would go rigid and fall down a slide to a conveyor belt below. There, a worker would cut their Throats If the cut wasn’t done correctly, the animal wouldn’t bleed out enough to kill them before the stunning wore off, so I documented several pigs returning to sensibility and attempting to right themselves while they were hanging upside down, bleeding from the gaping hole in their throats. Workers were supposed to stop the line to re-stun the animal, but in one instance I witnessed, they didn’t bother, leaving the animal to suffer as the shackle took him slowly towards tanks of scalding water. I remember a choice quote from one worker: “If USDA were around, they could shut us down.”

The lamb slaughterhouse: processing contaminated meat

My final investigation was at a slaughterhouse for one of the largest lamb producers in the U.S. I spent a few months working in a refrigerated room all day. The supervisor would tell workers to change the “best by” date labels on older products to falsify their freshness. He would help people avoid putting products through the metal detectors to save time, risking contamination of the meat with metal shavings. And when I finally got a position that would help me observe the slaughter process, we discovered that after having their throats cut open, 90 percent of the lambs would move in response to having their tails cut off later on the line, indicating they were potentially still sensible. What we saw was so egregious we decided to file a False Claims Act against the company, which resulted in a historic intervention from the Department of Justice, a settlement, and mandate changes to their slaughtering practices.

Slaughterhouse workers suffer, too

Slaughterhouse practices don’t just cause suffering for the animals. Meatpacking plants are notoriously dangerous for workers, with two amputations occurring in the U.S. per week (https://www.theguardian.com/environment/2018/jul/05/amputations-serious-injuries-us-meat-industry-plant). Most of my jobs were basically assembly line jobs, with workers performing the same action hundreds or thousands of times per day. Injuries are common, especially those caused by the repetitive motions on the line. I remember my hands aching every minute while I was employed in live hang, my knuckles red from holding the bony legs of thousand of chickens.

In another job, I wore a back brace on top of another because I spent all day carrying boxes filled with lamb meat. I cut myself on knives and metal hangers at the pig plant. More than once, I cried in my car before a shift, anticipating the mental and physical anguish I would endure for the next 12 hours. (And, now, during the coronavirus pandemic many Americans are painfully aware of how a disease can spread like wildfire inside of these facilities.)

Though all of that is behind me now, it is still the reality for the billions of animals who are slaughtered every year. While I’m retired from undercover work, I’m still very much an activist for animals. As part of my job, I work with footage from other investigators and witness the same cruelty I saw firsthand. But it’s worth it because I want people to see what I saw, as hard as it can be to watch. Despite the efforts of investigators like myself, there are still so many people who have no idea where their “food” comes from, and what horrible atrocities they’re paying into by buying animal products. My hope is that everyone who is even a little curious about what I went through can take the time to watch some of the footage brought back from these facilities. As someone who was on the inside, I hope the reality of the plight reaches you.

Have questions? http://adaptt.org/veganism.html

Uno sguardo atroce alla crudeltà verso gli animali all’interno di un macello, da un investigatore, un vegano e un attivista.

“Non posso scavare nessuno di loro.” È quello che mi sono ricordato, giorno dopo giorno, mentre guardavo le facce degli animali che sarebbero presto stati massacrati. “Fai solo quello che sei venuto qui per fare”, aggiungerei, chiudendo gli occhi per concentrarmi sul compito da svolgere. Non c’è tempo per fermarsi ed essere sentimentali. In un macello c’è sempre del lavoro da fare.

Nel corso degli anni sono stato un investigatore sotto copertura, ho lavorato in tre macelli in tre diversi stati per conto di un’organizzazione nazionale per la protezione degli animali da allevamento. Durante il lavoro, ho usato le attrezzature nascoste della fotocamera per documentare la dolorosa realtà che gli animali sopportano l’ultimo giorno della loro vita.

Mi sono chiesto spesso come sono finito dove mi trovavo. Come molte persone nel movimento vegano, mi definirei un amante degli animali. Quando ero giovane, avevo solo alcuni obiettivi di carriera. Dopo aver visto Jurassic Park, volevo crescere e studiare rettili. Quindi, dopo aver consumato copiosi fumetti, volevo diventare un eroe. Ho unito questi obiettivi e alla fine ho conseguito un master in ecologia, con l’obiettivo di fare ricerche sulla conservazione per proteggere gli animali selvatici. Ma, mentre ero a scuola, ho appreso della sofferenza degli animali da allevamento attraverso un compagno di laboratorio, il primo vegano che abbia mai conosciuto nella vita reale.

Probabilmente hai già indovinato questo, ma dopo un lungo processo, sono diventato anche vegano. Perché non dovrei? Non solo la produzione di carne è crudele, ma è anche notoriamente dannosa per l’ambiente, in termini di utilizzo del suolo ed emissioni. Quindi, mi è piaciuto come qualcuno interessato alla conservazione. In effetti, ero così affascinato dal veganismo e dai suoi benefici che ho deciso di mantenere le mie opzioni di carriera in qualche modo aperte. Volevo finire nella ricerca sul campo o nell’attivismo. Il non profit per cui continuo a lavorare oggi è stato il primo a rispondere al mio curriculum, che alla fine mi ha portato a quei macelli.

Ho finito per lavorare nelle strutture di macellazione di polli, maiali e agnelli prima di ritirarmi dal lavoro sul campo. Ho visto la crudeltà ovunque andassi: alcuni intenzionali e altri come risultato di aziende che cercavano di massimizzare la velocità (e, quindi, i profitti).

Il macello del pollo: crudeltà verso gli animali confinante con la tortura

Il mio primo lavoro sotto copertura è stato presso la fabbrica di pollame, lavorando dal vivo. Il nostro unico compito era quello di estrarre i polli da un nastro trasportatore e incastrare le gambe in catene che passavano all’altezza degli occhi. Avremmo dovuto gestire 24 polli al minuto, un lasso di tempo impossibile per qualsiasi cosa che somigliasse a “umana”. Gli uccelli avrebbero lottato; sbattevano le ali o defecavano per paura, liberando piume, sangue e feci dappertutto. Le altre opere sembravano non preoccuparsi della loro condizione. Si strappavano le piume per gettarsi l’una contro l’altra, o premevano i corpi di polli contro il nastro trasportatore di metallo in rappresaglia contro le loro lotte. A volte, gli operai in cima alla fila facevano qualche passo indietro e lanciavano gli uccelli alle catene come se fossero palle da baseball. Spesso, dopo queste piazzole, gli uccelli finivano con successo nelle catene. Era facile vedere che i lavoratori avevano praticato questo metodo.

Il macello del maiale: metodi disumani di uccisione

La mia seconda posizione era in un macello che forniva un nome familiare nei prodotti suini. Ho finito per lavorare due diversi lavori lì, uno dei quali era sul piano di uccisione. Parte del lavoro consisteva nel radunare gli animali attraverso scivoli e penne fino a quando non raggiunsero lo storditore. Impauriti e / o feriti, a volte non vorrebbero muoversi o semplicemente non potrebbero. E quando i maiali non si muovevano, gli operai iniziarono a diventare violenti.

Avevamo “pagaie a sonagli” che sembrano remi con l’estremità piatta piena di perline che producono rumore. Gli operai sollevano queste pagaie sopra le loro teste e le abbattono sulle teste o sui corpi dei maiali. Più volte, sono stato ammonito da altri per non averlo fatto. “Colpiscili! Colpiscili” mi gridavano. Avevamo anche accesso a dispositivi elettrici, che altri lavoratori avrebbero usato sugli animali più volte, a volte in faccia o vicino ai genitali. I malati sarebbero stati tirati per la coda o spinti fuori dalle penne. Avremmo dovuto usare una slitta per farlo, ma un supervisore mi disse che non avevano tempo.

Quando gli animali superavano gli scivoli, un lavoratore usava uno storditore elettrico su di loro. I maiali si irrigidivano e cadevano da uno scivolo a un nastro trasportatore sottostante. Lì, un lavoratore taglierebbe le loro gole Se il taglio non fosse eseguito correttamente, l’animale non sanguinerebbe abbastanza da ucciderli prima che lo stordimento svanisse, quindi ho documentato diversi suini che tornavano alla sensibilità e cercavano di raddrizzarsi mentre erano appesi a testa in giù, sanguinanti dal buco aperto in gola. I lavoratori dovevano fermare la fila per re-stordire l’animale, ma in un caso ho assistito, non si sono preoccupati, lasciando l’animale a soffrire mentre il grillo lo porta lentamente verso i serbatoi di acqua bollente. Ricordo una citazione scelta da un lavoratore: “Se l’USDA fosse in giro, potrebbe chiuderci.”

Il macello dell’agnello: lavorazione della carne contaminata

La mia indagine finale è stata presso un macello di uno dei più grandi produttori di agnelli degli Stati Uniti. Ho trascorso alcuni mesi a lavorare in una stanza refrigerata tutto il giorno. Il supervisore direbbe ai lavoratori di cambiare le etichette delle date “migliori per” sui prodotti più vecchi per falsificare la loro freschezza. Aiuterebbe le persone a evitare di mettere i prodotti attraverso i metal detector per risparmiare tempo, rischiando la contaminazione della carne con trucioli di metallo. E quando finalmente ho ottenuto una posizione che mi avrebbe aiutato ad osservare il processo di macellazione, abbiamo scoperto che dopo aver aperto la gola, il 90 percento degli agnelli si sarebbe mosso in risposta al taglio della coda in seguito, indicando che erano potenzialmente ancora ragionevole. Ciò che abbiamo visto è stato così eclatante che abbiamo deciso di presentare un False Claims Act contro la società, che ha provocato un intervento storico da parte del Dipartimento di Giustizia, un insediamento e il mandato di modifiche alle loro pratiche di macellazione.

Anche i lavoratori dei mattatoi soffrono

Le pratiche del mattatoio non causano solo sofferenza per gli animali. Gli impianti di confezionamento della carne sono notoriamente pericolosi per i lavoratori, con due amputazioni che si verificano negli Stati Uniti a settimana (https://www.theguardian.com/environment/2018/jul/05/amputations-serious-injuries-us-meat-industry-plant) . La maggior parte dei miei lavori erano fondamentalmente lavori in catena di montaggio, con i lavoratori che eseguivano la stessa azione centinaia o migliaia di volte al giorno. Gli infortuni sono comuni, in particolare quelli causati dai movimenti ripetitivi sulla linea. Ricordo che mi dolevano le mani ogni minuto mentre lavoravo in sospensione dal vivo, le mie nocche rosse per tenere le gambe ossute di migliaia di polli.

In un altro lavoro, ho indossato un rinforzo posteriore sopra un altro perché ho passato tutto il giorno a trasportare scatole piene di carne di agnello. Mi sono tagliato su coltelli e ganci di metallo nella pianta del maiale. Più di una volta, ho pianto in macchina prima di un turno, anticipando l’angoscia mentale e fisica che avrei sopportato per le successive 12 ore. (E, ora, durante la pandemia di coronavirus molti americani sono dolorosamente consapevoli di come una malattia possa diffondersi come un incendio all’interno di queste strutture.)

Anche se tutto ciò è alle mie spalle adesso, è ancora la realtà per i miliardi di animali che vengono macellati ogni anno. Mentre sono in pensione dal lavoro sotto copertura, sono ancora un attivista per gli animali. Come parte del mio lavoro, lavoro con filmati di altri investigatori e sono testimone della stessa crudeltà che ho visto in prima persona. Ma ne vale la pena perché voglio che le persone vedano ciò che ho visto, per quanto sia difficile da guardare. Nonostante gli sforzi degli investigatori come me, ci sono ancora così tante persone che non hanno idea da dove provenga il loro “cibo” e in quali orribili atrocità stanno pagando acquistando prodotti di origine animale. La mia speranza è che chiunque sia anche un po ‘curioso di quello che ho passato possa dedicare del tempo a guardare alcuni filmati ripresi da queste strutture. Come qualcuno che era dentro, spero che la realtà della situazione ti raggiunga.

Have questions? http://adaptt.org/veganism.html

Spain: stop the executions of galgos World Animals Voice

(Original post:  World Animals Voice)

In the midst of the coronavirus pandemic, the notifications of bestiality perpetrated by humans against animals do not end.
Spain, which today complains of more than 230’000 covid-19 cases, does not yet have laws that can protect animals.
I share chilling images and videos that show the horror perpetrated against the hunting dogs “Galgos”…
Another reason why hunting should be abolished, but also any other form of human exploitation of animals!

…ooOoo…

Nel bel mezzo della pandemia da coronavirus, non finiscono le notifiche di bestialità perpetrate da umani nei confronti di animali.
La Spagna, che lamenta in data odierna più di 230.000 casi covid-19, non dispone ancora di leggi che possano tutelare gli animali.
Condivido immagini e filmati aghiaccianti che mostrano l’orrore perpetrato contro dei cani da caccia “Galgos”…
Altra ragione per la quale bisognerebbe abolire la caccia, ma anche ogni altra forma di sfruttamento degli animali da parte di umani!

 

Watch this video and share as much as possible… the world needs to know that this is still happening. Abuse and killing of galgos must stop !! Spain is one of the few countries where it is legal to hunt with greyhounds. At the end of the hunting season, many dogs are eliminated or […]

via Spain: stop the executions of galgos — World Animals Voice

The revenge * La vendetta

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I would like to share with you this 6 min. video, with some very strong images, which will make you seriously think of “speciesism” as a degenerative disease in the human being.

Being a vegetarian or vegan, we’re more sensitive to this topic, but it shall be our mission to spread the words and explain to others how they can change… for the whole beauty of Planet Earth.

I’m convinced that this quarantine, this total shutdown, will make us think a lot. Many of us have lost a relative, a friend, a person with whom we shared emotions.
We are powerless regarding the virulence of SARS-CoV-2, it strips us of all certainty, leaves us naked and vulnerable with nothing to use to avoid possible infection. Sure going around with a mask can help not to propagate to others (if you are infected), but it does not block the virus that can creep through the respiratory tract in your body.
The virus does not look at the color of your skin, young or old, if you are a believer or atheist, if you are a man or a woman, it does not look at what your sexual preferences are…
Then if you start to meditate, you try to channel the energy inside you, you realize that he, the virus, has changed us drastically… our habits are somehow frozen, and the planet has shown us the positive effect. Above many metropolises, the sky is blue again, the dolphins have returned to the Gulf of Venice and transparent water flows through its canals… with the absence of anthropic disturbances the animals take back the spaces we stole from them. This means that it would take very little, for a rapprochement… to save the ecology.

Think about it. And when this horrible time is over, try to keep in mind that you must change your habits, for the sake of the Planet, our only home!

.

Earthmap of zoonotic diseases

 

Vorrei condividere con voi questo 6 min. video, con alcune immagini molto forti, che ti faranno pensare seriamente allo “specismo” come una malattia degenerativa nell’essere umano.
Essendo vegetariano o vegano, siamo più sensibili a questo argomento, ma è la nostra missione diffondere le parole e spiegare agli altri come possono cambiare… per l’intera bellezza del Pianeta Terra.

Sono convinta che questa quarantena, questo arresto totale, ci farà riflettere molto. Molti di noi hanno perso un parente, un amico, una persona con cui abbiamo condiviso delle emozioni.
Siamo impotenti riguardo alla virulenza di SARS-CoV-2, ci spoglia di ogni certezza, ci lascia nudi e vulnerabili con nulla da utilizzare per evitare possibili contagi. Sicuramente andare in giro con una mascherina può aiutare a non propagarlo agli altri (se si è infetti), ma non blocca il virus che può insinuarsi attraverso il tratto respiratorio nel proprio corpo.
Il virus non guarda il colore della tua pelle, se sei giovane o anziano, se sei un credente o ateo, se sei un uomo o una donna, non guarda quali sono le tue preferenze sessuali…
Quindi se inizi a meditare, provi a canalizzare l’Energia dentro di te, ti rendi conto che lui, il virus, ci ha cambiato drasticamente… le nostre abitudini sono in qualche modo congelate e il pianeta ci ha mostrato l’effetto positivo. Sopra molte metropoli, il cielo è di nuovo blu, i delfini sono tornati nel Golfo di Venezia e l’acqua trasparente scorre attraverso i suoi canali… con l’assenza di disturbi antropici gli animali si riappropriano degli spazi che noi abbiamo rubato loro. Ciò significa che ci vorrebbe pochissimo, per un riavvicinamento… per salvare l’ecologia.

Pensaci. E quando questo momento orribile è finito, cerca di tenere a mente che devi cambiare le tue abitudini, per il bene del Pianeta, la nostra unica casa!

 

Unfortunately, Covid-19 is only the beginning … this video explains what will happen in the next decades!

Purtroppo Covid-19 è solo l’inizio… questo filmato ci spiega cosa potrà avvenire nelle prossime decadi!

 

.Purtroppo Covid-19 è solo l’inizio… questo filmato ci spiega cosa potrà avvenire nelle prossime decadi!

  • Claudine’s novels * i miei romanzi

  • Piccoli passi nella Taiga (to be published soon)

  • Il Segreto degli Annwyn – Edizioni Ulivo ISBN 978 88 98 018 079

  • The Annwyn’s Secret Austin Macauley London ISBN 9781785544637 & ISBN 9781785544644

  • The Annwyn’s Secret

  • Silloge Poetica “Tracce” – Edizioni Ulivo Balerna

  • Il Kumihimo del Sole – Seneca Edizioni Torino

    ISBN: 978-88-6122-060-7
  • Il Cristallo della Pace – Seneca Edizioni Torino

    ISBN 978-88-6122-189-5
  • Nebbie nella Brughiera – Seneca Edizioni Torino

    ISBN 978-88-6122-055-3
  • I 4 Elementi – Macromedia Edizioni Torino

  • Cats are my inspiration!

  • Remember, transitioning to a plant-based diet that embraces compassion for the animals, your health and our planet isn’t really difficult. You just have to want to do it! For the sake of us all... :-)claudine
  • Amici del Lupo – Svizzera italiana

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